Acque amare a Bevagna

3 luglio 2013

03.07.2013 - 17:02

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In extenso, i fiumi dell’Umbria. Chiare fresche dolci acque, addio? Addio Francesco Petrarca, addio Santo Francesco e il tuo serafico ecologico “sor’acqua utile et umele et pretiosa et casta”? Senza sorgenti, là dove un rigagnolo di acqua pura a goccia a goccia scendendo a valle si fa torrente impetuoso e quindi fiume maestoso, non esisterebbe vita, almeno quel che noi egoisti civilizzati opulenti intendiamo, fra sprechi e disordine morale. L’Umbria, si dice, è ricca di acque. Gronda acqua. Due laghi naturali (Trasimeno e Piediluco) e due artificiali (Corbara e Alviano), decine di zone umido-paludose (fra cui Colfiorito), dieci acque minerali in brutte acque, decine di fiumi storici a cominciare dal Tevere che sgorga dal Monte Fumaiolo (per volontà di Mussolini posto nella sua terra forlivese). Gli affluenti umbri, questa rete ramificata che intreccia i corsi d’acqua facendoli alla fine confluire in fiumi di più ampia portata, secondo un sistema idrologico simile a vene e arterie, sono una quarantina, e pro memoria ne elenco i maggiori: Assino, Chiani, Chiascio, Clitunno, Corno, Fersinone, Genna, Marroggia, Menotre, Naia, Nera, Nestore,Paglia,Rasina,Tescio, Timia- Teverone, Topino. E qual è il loro stato di salute?
La competenza è della Regione e dei Consorzi di Bonifica, non sempre dotati di mezzi e di efficienza, il controllo è dell’Arpa che monitora in funzione degli obiettivi di qualità ambientale. Poi ci sarebbero i carabinieri, i vigili urbani, i forestali, la polizia provinciale… Posso aver saltato qualche passaggio di sua maestà la burocrazia,ma il quadro e la cornice son questi qui. Tema di questo Giovenale è la lotta che cittadini di Bevagna, costituitisi in Comitato per la difesa dell’acqua e dell’aria, vanno conducendo da tre anni spontaneamente con raccoltadi firme e di suggerimenti, decisi a dire la loro parola sulla salute e sulla qualità della vita.
I problemi dei fiumi sono molti e molteplici. Si va dagli scarichi abusivi nei fossi e negli alveoli di reflui industriali alle discariche pirata di solidi urbani lasciati dovunque da ‘cittadini’ selvaggi, da manufatti idraulici costosi rivelatisi inutili o dannosi come piccole dighe o canali, dai pozzi inquinati alla morìa di pesci, dai fanghi profondi all’aria insalubre su cui mai è stata fatta chiarezza con esami seri per finire alle stazioni di prelievo ’posizionate’ in punti non congrui o volutamente strumentali.
Inoltre occorrerebbe, ma siamo nella terra dove nacque il diritto e dove fioriscono i limoni, obbligare, con salatissime sanzioni, perfino penali, chi non cura i propri terreni, chi trascura i fossi e non pratica le micro-bonifiche poderali, eccetera eccetera.
Insomma, i cittadini protestano civilmente e scientificamente e domandano dialogo e trasparenza. Giovenale è di Bevagna ed è dunque portatore di un sesquipedale conflitto d’interesse, ma al cuore non si comanda come diceva Renato Caccioppoli, protagonista di “Morte di un matematico napoletano”, per dire che la ragione ha le sue ragioni che la ragione non conosce. Male richieste di una piccola parte di umbri possono essere dilatate, credo, ad altre plaghe della nostra terra impareggiabile, che ambisce a diventare capitale europea della cultura, che non vuol dire solo il Dante Alighieri o il Michelangelo che non si possono mettere dentro una pagnottella per cancellare la fame, ma anche avere non solo i conti pubblici ma pure il territorio in ordine. Quel che m’impressiona,  l’ho già scritto e detto, voce di uno che non conta un tubo, è il consumo delle nostre superfici, i campi rubati all’agricoltura, la ridda da gironi infernali di centri e snodi stradali, le zone industriali brutte e disordinate, sparse à pois, disegnate da geometri alticci, le villette single o a schiera costruite sui colli, tinteggiate con criminale uso del ‘pantone’, e i centri storici desertificati e le città musei per dinosauri. Non città-museo ma musei-città. Quel che capita al Colosseo o a Pompei (ma chi è il ministro dei beni culturali?) sta lì come monumento alla vergogna patria.
Giovenale, giunto al fin della tenzone si augura che l’azione di salvaguardia delle acque e dell’aria veda insieme, stretti in un’unione sacra, in un patto d’acciaio, i Comuni della Valle Umbra (nihil vidi jucundius vallemea spoletana): Foligno,Trevi, Spoleto, Montefalco, Campello sul Clitunno, Castel Ritaldi, e ci metto anche Spello. Città antichissime, pietre e storia, terra e acqua e aria. Se l’Umbria non è questo, che abbiamo combattuto a fare? Perché lottare? Meglio allora spegnere la luce o, come diceva il matto di Re Lear, andare a letto a mezzogiorno.

Antonio Carlo Ponti

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