2019. Fuga in Europa

19 giugno 2013

19.06.2013 - 15:54

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Confesso che ammiro di cuore la cara collega Anna Lia Sabelli Fioretti. Dalla sua puntigliosa cronaca sulla candidatura europea 2019 dell'asse Perugiassisi, mostra di aver capito. Almeno l'essenziale. Io, un po' distratto dall'affabulazione teatrale, un mix di Fo e di Sgarbi, con un pizzico di Crozza, del direttore artistico, mi son lasciato trasportare, perché è dolce naufragar nel mare dell'immaginazione, in una mia Umbria da decenni sognata e mai raggiunta; forse per la ragione balzana che mi piacerebbe tuffarmi nel Clitumno non dico di Carducci ma di Properzio. Sì, sto scherzando, uno non s'è incollato invano sul petto la griffe di Giovenale, se non avesse voglia di tanto in tanto di dissacrare, magari punto dal peccato dell'invidia, o dalla consapevolezza granitica ma pur tenera di non contare un'ette, ignorato dallo chef come uno sguattero in cucina.
Unica consolazione, pensare che Michelangelo mangiava non al desco del Papa ma coi servi. E che Niccolò Machiavelli, dismessi i broccati indossati nello studiolo in compagnia di Seneca e di Plutarco, al crepuscolo vestiva panni brutali e scendeva in osteria a giocare alla morra o alle carte, imprecando e bevendo boccali di vino in mezzo a stallieri e a ciabattini, a maniscalchi e a contadini. Sì sto scherzando. Male che vada, l'avventura prima spirituale che pratica della candidatura, varrà ad avere indagato sulla realtà antropologica, storica, sociologica e culturale dell'Umbria, e non solo della plaga capoluogo- città serafica, ossia il nucleo geografico ed etico che catalizzerà e renderà visibili fatti, concretezze, reti, infrastrutture, eventi, effimero, idee e progetti. E sogni.
Leggo che mancano 100 giorni, una ricorrenza che i soldati di leva festeggiavano, perché il più era fatto, e ne sa qualcosa un certo Napoleone, un còrso geniale e baciato fino in fondo della vita dalla fortuna, se avesse smesso di combattere ad Austerlitz, e invece subì il cupio dissolvi di Waterloo, con gli dèi e il caso contro. Per la nostra amata Heimat, piccola patria di 900mila abitanti, la vittoria sarà una manna, ma secondo me più in termini morali che effettivi, pur se non ignoro i vantaggi: turisti di qualità, ritorni economici, consolidamento del brand, realizzazioni di idee progettuali quale il recupero dell'infame spazio, liberato da luogo di pena, del carcere di Piazza Partigiani a centro di bellezza. Certo, solo i giovani possono permettersi la speranza e il futuro.
Anche se i giorni nostri sono oscuri, incerti, inerti, offensivi, e mentre si va cianciando di libertà al singolare o di libertà al plurale ci si dimentica che la prima di esse è quella dal bisogno, per affermare la dignità della persona umana. 2019. Le date a venire hanno sempre, grazie alla letteratura o al cinema, dunque alla cultura, un che di angoscioso, mentre il 1789 o il 1861 ci aprirono orizzonti di civiltà. 1984 di Orwell o 2001 di Kubrick o Fahrenheit 451 di Bradbury- Truffault ci hanno angosciato o divertito, fatto riflettere o atterrito, l'occhio al domani magari in balia di forze e di poteri forti. Ma il 2019 umbro, godendo del silenzio verde del paesaggio storico, dell'assistenza dall'alto di Francesco d'Assisi e di san Benedetto da Norcia, patrono d'Europa, e di molte strepitose e variegate risorse (tre laghi, Alberto Burri e Sandro Penna, Perugino e Pintoricchio, Aldo Capitini, vino, olio, tartufo, zafferano, festival, santa Rita da Cascia e cento e cento sante e beate, 140 musei e 110 biblioteche, 40 teatri...), della lungimiranza degli Umbri e dell'intelligenza dei superesperti coloniali ingaggiati nella lotta contro il tempo che urge; il 2019 umbro, ardisco affermare, pur dal mio splendido isolamento, avrà il sapore di un ritorno al glorioso passato dentro la modernità più tornita e tecnologica. Male che vada le idee partorite saranno non un'utopia ma un prova di serena e severa maturità. E di agguerrita innovazione. Chi vivrà vedrà. Ma no! Calma e gesso! L'Europa l'abbiamo in saccoccia. Parola di Giovenale. Però, a voler essere onesto fino in fondo, come scrive il grande poeta Paul Valéry nel primo dei suoi sterminati "Quaderni", non sempre sono della mia opinione.

Antonio Carlo Ponti

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