Onorevoli diversivi

5 giugno

05.06.2013 - 16:12

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Come sostantivo, diversivo è un mezzo atto a distogliere qualcuno da un'idea, da una preoccupazione, da un’attività. Può essere sinonimo di svago, ma in politica no è l’arte, non commendevole, di prender tempo di smussare, di non affrontare i problemi. Se stiamo discutendo di legge elettorale, di un sistema nel quale il cittadino chiamato alle urne non conta una mazza - poi ci si meraviglia se uno resta a casa o va al mare - ecco che l'uomo in frac estrae dal cilindro il coniglio del presidenzialismo, trovando consensi entusiasti, al limite dell'estasi nell'alleato che non pensa al bene del Paese, ma alla salute materiale del proprio padrone di cui è servile maggiordomo, simile ad Anthony Hopkins nel film "Quel che resta del giorno" (1993).
Così va in Italia. La politica sembra affossare anche chi si presenta circonfuso di turiboli d'incenso e di attese messianiche. Ho sempre in testa, nel cuore no, le aspettative che riponemmo in Mario Monti, compassato, "inglese", plurilingue, economista di razza, professore universitario e perciò affidabile, perché riponiamo ancora ingenuamente forse un pizzico di fiducia in chi insegna, o dovrebbe, dottrina e moralità nel pianeta degli Studia.
E poi? Caduto, dopo disastri in termini di occupazione e di sviluppo, un cronista qual son io si attendeva da lui un ritiro elegante, magari aspirando al Quirinale di prossima scadenza: Eh! no, di grazia. Il potere ti si attacca al sedere come un mignatta, ti succhia insieme con il sangue pure un po' di cervello, e il narciso che sonnecchia in ciascuno di noi ti fa il solletico sotto i piedi sicché perdi il filo della ragione.
E così ti confezioni un partito tutto tuo, con una spolveratina di alleati che tiri giù nella débacle, oppure sortisci dal nulla, forte di qualche inchiesta da pm e da qualche comparsata nei noiosissimi talk show (qualche leader è nato nel ventre accogliente del chiacchiericcio del "quinto potere"), supponendo sfracelli e raccolti di voti pantagruelici, e finendo ad Aosta, città peraltro dove io andrei di corsa, a vivere fra stambecchi e all'aria fina.
Ora, qui da noi, una battuta, o un cipiglio, quando salgono all'onore della prima pagina diventano oracoli, versetti del Corano o della Torah, pietre di paragone, tavole della legge. Certo, nel sangue di Beppe Grillo, l'ho già scritto, navigano pulsioni autoritarie che sarebbero piaciute a Joseph Goebbels, ripugnante e deforme ministro di Adolf Hitler, ma non ha torto del tutto. Ci sono troppi gazzettieri che tirano l'acqua al mulino dell'editore, specie quando non è editore puro, ma intrecciato con altri interessi. Non per questo Beppe Grillo, con i suoi strepiti e il suo colorito e monotono turpiloquio, può trarre a sé la corda del successo oltre il consentito, perché le corde hanno il destino di rompersi prima o poi. Vuole la Commissione di vigilanza Rai? Gliela si dia, soprattutto perché è un organo che non ha poteri dirimenti, se non d'indirizzo, o almeno questa è la mia impressione.
Al di sopra c'è il Cda, anch'esso privo di autentiche facoltà concrete. Da quel che posso capire, così come capita nei ministeri o in altri organismi, è l'apparato, la macchina burocratica, i direttori generali a fare il bello, e ahimè, il brutto tempo. Diamogli questa "spassarella" al movimento che fino a oggi ha fatto più danni che miracoli: è dentro ma si chiama fuori quando è chiamato a decidere, sembra che abbia rinunciato a 42 milioni di rimborsi elettorali, ma non ho letto su alcun giornale un articolo circostanziato e definitivo che documenti questo dato in termini giuridici, politici e contabili, e intanto accadrà nel 2015 l'abolizione delle prebende, come se i guai e gli scandali non siano imputabili alle oscene ruberie.
Un sistema di contributi pubblici, giusto e calibrato, non è riprovevole in sé, permette non solo ai ricchi e agli abbienti di donarsi alla politica e all' amministrazione della cosa pubblica. Con onesto sentire. Ma uno dei cavalli di battaglia era, è questo, quindi bisogna cavalcare, ronzini, senza sella, senza redini, senza morso. Mentre i giovani non hanno lavoro e le aziende muoiono come mosche. Siamo ostaggio di rinvii e di chiacchiere. Come quel capitano di ventura che "del colpo non accorto/ andava combattendo, ed era morto".

Antonio Carlo Ponti

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