Oh quanti libri Madama Dorè!

22 maggio 2013

22.05.2013 - 15:53

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Consigliava il mio più agguerrito rivale, il ruvido e un poco osceno Marziale, quasi mio coetaneo: “Non scribit cui carmina nemo legit”, insomma: non scriva chi non trova uno straccio di lettore. Poiché ho la fortuna di essergli sopravvissuto di due millenni, mi duole dirgli che non è cambiato molto, dai nostri tempora quando si scriveva col calamo sulle tavolette di cera.
Oggi lo scrittore gode di ferri del mestiere strepitosi e miracolosi: videoscrittura, internet, copia e incolla, stampante, stampa digitale on demand per l’auto-edizione in due o venti o cento esemplari. Così scrivono davvero tutti, ed è un bene, meglio, s’intende con tutto il rispetto, di andare a caccia, o peggio frequentare tutte le notti i night club o incollarsi ai videopoker, con il rischio di diventare affetti da satiriasi o incancreniti ludopatici. Se uno entra in una libreria, specie di quelle vaste e aggiornate, entra in un meraviglioso mondo (effimero) di carta, perché sai, senti, che l’eccesso di titoli e di rutilanti copertine è destinato in gran parte al macero, data la scarsa propensione alla lettura e all’acquisto.
I capolavori che sfideranno l’eterno sono rari. D’altronde come orientarsi fra i cinquanta testi dedicati a Papa Francesco? Fra i cento libri scritti, da soli o in coppia con un giornalista, da calciatori famosi? Certo, se uno è torinista come me, si butta su Eraldo Pecci e sul suo “Il Toro non può perdere”. E trascrivo a memoria la formazione dello scudetto 1975-76, coach Gigi Radice: Luciano Castellini; Nello Santin, Roberto Salvadori; Patrizio Sala,Roberto Mozzini, Vittorio Caporale; Claudio Sala, Eraldo Pecci, Francesco Graziani,Renato Zaccarelli, Paolo Pulici.
Se è uno ha la disgrazia di essere juventino si fionderà su Del Piero o adesso su Pirlo, o sul divino Roberto Baggio, ma hanno pubblicato Ibrahimovic e Cassano, Antonio Conte e Mourinho, Ferruccio Mazzola, morto giorni fa, e altri molti. Ohi tempi del pugno sinistro alzato di Paolo Sollier, il grifone comunista e del suo “Calci sputi e colpi in testa” (1976), una rarità, ai tempi del Perugia in serie A(l’epoca del povero Renato Curi e di Vannini, Nappi, Malizia, Frosio, Amenta, Castagner, D’Attoma). Oggigiorno è così facile trovare l’editore che non si sta più lì indecisi e timorosi se è giusto intasare gli scaffali delle librerie, sommerse da slavine di volumi variopinti e sgargianti. I politici, poi! Da Veltroni a Franceschini, da Bertinotti a Napolitano, da Brunetta a Tremonti, da D’Alema a Renzi, da Monti a Bersani, da Vendola a Di Pietro, tutti sulla scia dell’antesignano Andreotti, vendutissimo… in libreria e in bancarella.
Il mio imminente romanzo che potrà, barchetta di carta contro una flotta di corazzate? L’Italia, si sa, è il paese del nepotismo e degli junior, dunque è un pullulare di figli e figlie che imitano i padri, sul set o sul palcoscenico: Comencini, Tognazzi, Gassman, De Sica e via elencando. Poi c’è il ciclo dei libri dei cantanti: Vasco Rosi, Guccini, Ligabue, Elio, Cristicchi, Silvestri, Damiani. E c’è il filone delle ricette della Parodi o della Clerici.
La televisione, si sa, vale cento recensioni e così abbiamo un libro anche della bella e brava Filippa Lagerback che imita Luciana Littizzetto. Vendono libri Veronica Pivetti, Carlo Verdone, l’ottimo regista e romanziere Paolo Sorrentino, il grande Ermanno Olmi, e Pupi Avati, giornalisti di fama come Aldo Cazzullo, Beppe Severgnini, e il fenomeno Massimo Gramellini, una specie di Tamaro al maschile, e qui s’entra nel fenomeno misterioso fico e del paranormale che regge i fili del successo. Non mancano memoriali drammatici come quelli di Benedetta Tobagi o di Umberto Ambrosoli o di Mario Calabresi, figli di “eroi borghesi”, ammazzati da brigatisti rossi (Walter Tobagi e Luigi Calabresi) e dalla putredine politico mafiosa (Giorgio Ambrosoli, quello che se l’era andata a cercare). Come dimenticare, per chiudere in bellezza, il delicato poeta Sandro Bondi, autore di un aureo “Perdonare Dio”,inimitabile cantore del proprio idolo: “A Silvio. Vita assaporata/ Vita preceduta/ Vita inseguita/ Vita amata/ Vita vitale/ Vita ritrovata/ Vita splendente/ Vita disvelata/ Vita nuova”. A me ha fatto venire i brividi. Non so a voi.

Antonio Carlo Ponti

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