Papa Francesco e il Tycoon di Francia

26 marzo 2013

26.03.2013 - 16:31

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Nelle "Amoenitates Belgicæ", il sommo Charles Baudelaire ai Belgi non gliele manda mica a dire. A una fanciulla scrive che ha il tanfo d'un fiorellino ammuffito li definisce stupidi, ladri e furbi patentati, che parlano perdipiù un francese ridicolo; poi ci va giù duro: sull'inviolabilità del Belgio dice che "sì, toccarlo sarebbe un po' azzardato/ come impugnare sarebbe un bastone smerdato". Ci penserà Adolf Hitler a violarne i confini. Il pensiero del poeta è tuttora condiviso dalla pluralità dei Francesi, e anche noi Italiani in genere li consideriamo né carme né pesce, un po' scialbi ma con un passato coloniale feroce. Oggi, però, dopo il rifiuto di concedere la cittadinanza al tycoon o magnate Bernard Arnault, l'uomo più ricco d'Europa, i Belgi mi stanno simpatici.
Perché hanno capito che miliardario vuole sfuggire alla patrimoniale di Hollande, nell'illusione di non dover morire. I matrimoni d'interesse non mi sono mai piaciuti, antepongono all'amore il denaro o il potere, o entrambi insieme. Quale abissale differenza con il prete venuto quasi dalla fine del mondo, italo-argentino di prima generazione, un cardinale che andava in metropolitana e faceva la carità per davvero, simbolo di un grande popolo e di una grande nazione. Pensandoci, gli si attaglia, a questo meraviglioso prodotto della fede, della speranza, della misericordia, la sintesi fulminante con la quale Manuel Vázquez Montalbán, nel "Quintetto di Buenos Aires" definisce la capitale sul Rio de la Plata: "Tango, desaparecidos, Maradona". In effetti, come narrano le cronache di questi fausti giorni, Jorge Mario Bergoglio confessa di non disdegnare il ballo "peccaminoso" e sensuale che tutto il mondo apprezza.
Quanto al futból, è un acceso tifoso, non delle due più grandi e premiatissime compagini bonaerensi, il River Plate e il Boca Juniors, ma del San Lorenzo de Almagro, soltanto un'ottima squadra, con "camiseta" a strisce rossoblu. Ecco spiegato il riferimento al Diego Armando, genio e sregolatezza che illuminò di giocate sopraffine gli stadi della terra. Quanto alla dittatura militare 1978-1983, mostruosa e crudele all'insegna della tortura e dei rapimenti di bambini da dare in adozione ai ras della nomenklatura, papa Bergoglio è immune da compromissioni al 100 percento e da omissioni al novanta, rilevo dopo un'indagine internet. Ma il suo capolavoro, rivoluzionario e poetico, evangelico e popolare, popolano e progressista è essersi battezzato Francesco, iscrivendosi all'anagrafe della Storia. Grazie, Pontefice venuto dal Nuovo Mondo a dissodare la anche la vecchia Europa piena di crepe e la povera Italia massacrata dai tanti magnati dell'egoismo crudo.

Antonio Carlo Ponti

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