San Francesco è vivo!

8 gennaio 2013

08.01.2013 - 09:40

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Gérad Depardieu crede di esserlo; nonostante il suo cognome contenga la parola Dio (o la sua partenza?). Francesco, o un suo perfetto Alighiero Noschese lo si trova in Assisi, oggi, anno di grazia 2013 appena cominciato. “Ma tu sei un nuovo Poverello!”, esclama, vedendolo, incontrandolo, il pellegrino o anche il turista non trinariciuto, salito a ristorare l’anima in questa città serafica che ha fatto un maquillage robusto di Medioevo postumo, ma dove alita, in certi mattini o stagioni, un che d’ineffabile, di miracolosamente inafferrabile. O insensata cura de' mortali!”, innalza Dante nell'XI del Paradiso; tutti rivolti come siete a “in basso batter l’ali”, senza volare sopra la melma della carnalità e della voracità. Mentre il grande e grosso attore francese va a piangere sulla spalla di Putin, pur di non darla vinta all’avido e occhiuto Hollande, c’è ancora, scusate il verbo, chi se ne fotte di andare "dietro a iura" o per amforismi", ma soprattutto chi spende tutto il proprio ingegno per ottenere e mantenere con l’inganno il potere o addirittura per “rubare”.Ochi, “nel diletto della carne involto”, vive di orge e di orgettine.
Dante è sempre attuale; più ne leggi e ne gusti le “Cantiche”, più ti appare come un sociologo o un satirico del terzo millennio, un pedagogo al quale affidare l’educazione e l’anima, e un fidato compagno di strada. Obelixno, che cosa può insegnare alle giovani generazioni? Che, dopo aver perso drammaticamente un figlio, si rifugia non nella carità ma nel materialismo (astorico) più bieco? Il Francesco odierno, che puoi incontrare la sera sotto il porticato della Basilica di Assisi, elevata per ospitare i pellegrini e i penitenti, i polpacci e i piedi viola dal freddo perché scalzo - Francesco, dice, andava scalzo, solo dopo la ricezione delle Sacre Stimmate, Santa Chiara lo obbligò a infilare delle pianelle -, e vestito di un sacco di iuta con cappuccio, non ha bisogno di fuggire dalla Patria per pagare meno imposte, non sa nemmeno che cosa siano, non conosce né iva, né spread, ignora fiscal cliff e iban, pin, codice fiscale… Sa che cosa sono gli euro quando tu gliene offri dieci per un opuscolo nel quale racconta la sua storia, la vita di chi si esilia dal mondo pur rimanendovi dentro, aspirando non a cambiarlo ma a viverci, spontaneamente, inconsciamente come esempio vivente. Ne ignoravo l’esistenza fino a qualche giorno fa, quando Assisi, la terra di chi il Presepio lo inventò nella notte di Natale del 1222, richiama come “spiritual magia”. Qui lo incontro e dice: “Il Santo non sono degno neppure di nominarlo; se sono qui è per testimoniare che il mondo è malato e si può guarire, con l'amore, anzi si deve”. Parlando, mi domanda chi io sia, rispondo che sono un cronista, allora il fraticello laico coperto di stracci e di barba lanosa e dalle gambe livide, mi confida che anche suo padre era un giornalista e scrittore. Ne domando il nome: “Alberto Coppo”. Esclamo di averlo conosciuto bene, ma guarda il caso! No, è la Provvidenza, sussurra, la luce negli occhi azzurri che sfidano il gelo e il buio. Alberto Coppo! Il suo “Fuori verde” vinse nel 1957 il Prix Européen di Ginevra per romanzi inediti. Questo l’incipit di una bella storia contadina ambientata nelle campagne di Terni: “Pietruccio Painu e Marietta del Pecoraro la sera delle Ceneri s’erano incontrati alla Misericordia. Erano venuti su con passo allegro salutando a gran voce..." Il poverello del gennaio 2013, suo figlio, si chiama Massimo, ha una sessantina di anni, ha diplomi di master frequentati negli Stati Uniti, ha una laurea in agraria da 110 e lode a Perugia. Ora Massimo (Coppo) se ne va scalzo per le strade dell’Umbria - ne son certo più felice di Depardieu e di Putin -, con la sacca e il bastone, in perfetta letizia, sulle tracce di chi sposò Madonna Povertà.
Davvero Giovenale non poteva cominciare meglio questo nuovo anno.

Carlo Antonio Ponti

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