L’Umbria di Gae Aulenti

13 novembre 2012

13.11.2012 - 14:59

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La signora dell'architettura italiana, o meglio, avendo raggiunto fama internazionale, la signora italiana dell' architettura, è morta il giorno dei Santi. Gae Aulenti era nata in Friuli nel 1927da genitori di origini, come accade il più delle volte qui da noi, intessute di provenienze pluriregionali, nel suo caso meridionali, e si avverte nella sua opera d'artista. Sì, perché l'architettura è arte, anzi la più completa, mista come è di pittura e di scultura: sia un grattacielo sia una casa monofamiliare. Ma perché la scomparsa di Gae Aulenti ha così profondamente colpito noi umbri? Operava nella grande Milano, città dove non si sta mai con le mani in mano, ma città distante; come mai ci ha commosso non averla più fra di noi? Ma perché era una di noi. L'Umbria era la sua sponda spirituale, il luogo della meditazione disinteressata e delle amicizie, prima di tutto con Luca Ronconi, sommo regista teatrale, con il quale condivideva la passione per la nostra campagna collinare in quel di Gubbio, dove s'era fatta il rifugio dei momenti lieti e di riposo. Ed è per questa ragione che nel remoto 2005, inaugurando con Anna Lia Sabelli Fioretti al Corciano Festival la serie dei salotti di Umbria del Cuore, incontri e premio con chi l'Umbria la vive da forestiero appassionato, Gae Aulenti salì lieta e pensosa al borgo fra i più belli d'Italia, pronta e aperta a parlare e a 'confessarsi'.
Fu non soltanto l'approccio sperimentale con un personaggio di grande rilevanza, fu l'occasione per conoscere unapersona di qualità edi semplicità, conversevole e senza arie, disposta a raccontare la sua Umbria e le ragioni dell' amore per la nostra terra. Ricordo come fosse ora che le dissi come il suo nome di battesimo, Gaetana, abbreviato in Gae, nell'insieme Gae Aulenti, sprigionasse molta musicalità, una pioggia di vocali. La cosa la divertì molto. Gae Aulenti e l'Umbria. Un matrimonio riuscito, solido, di lunga durata. Fiorito da due interventi che lasciano e lasceranno il segno, un'impronta fatta di linee e di simmetrie asimmetriche, pure, colorate, convincenti, eterne. Descritte e decrittate sul terreno e dentro la materia di cui son fatte le utopie, segnali forti e semplici di un gusto contemporaneo che non teme razionalità ma nemmeno ha in sospetto il romanticismo della storia. Dunque, come succede spesso, avere a pochi passi una star dell'architettura può per distrazione non essere proficuo, così pur avendo casa in Umbria da trent'anni, è soltanto dal 2005 che Gaepoté qui esprimersi in opere concrete. La prima è il restyling e risistemazione della degradata piazza davanti alla chiesa di San Giovanni, a Gubbio, resa con i pilastri e con i lampioni, conl a tessitura della pavimentazione, un luogo solenne e puro di modernità sull'antico. La seconda è la ristrutturazione e l'ampliamento dell'aerostazione dell'Aeroporto San Francesco d'Assisi, a Perugia-Sant'Egidio. Un gioiello rosso che spicca come un carbone rovente nel verde unico e impareggiabile della piana ai piedi del Subasio azzurrino, dolce e sacra schiena di pecora pascente. Gli elementi fondanti? Il colore, lo scintillio dei soffitti, il pavimento di pietra grigia a quadratoni, la costellazione di ulivi giovinetti in molteplice filar, entro i posti- macchina dei parcheggi. E una sensiblerie da hub modernissimo. Molti gli 'artefici', da Renato Locchi a Mario Fagotti, da Giorgio Mencaroni a Wladimiro Boccali a Catiuscia Marini, a Fabrizio Bracco, Carlo Colaiacovo, Bruno Bracalente.
Non ricordo chi lo disse, ma credo che abbia ragione. Architettura è musica congelata, quella bella e buona beninteso. Trovo su internet, moloch inimitabile, un pensiero dall' "Autobiografia" di Frank Lloyd Wright, quello della 'Casa sulla cascata', che anche è una perfetta definizione del paesaggio: "Una casa non deve mai essere 'su' una collina o su qualsiasi altra cosa. Deve essere 'della' collina, appartenerle, in modo tale che collina e casa possano vivere insieme, ciascuna delle due più felice per merito dell' altra". Parole sante! Architetti e urbanisti e geometri e geologi e sindaci di tutto il mondo, meditatele!
Antonio Carlo Ponti

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