Fiaccole per Massimiliano

9 ottobre 2012

09.10.2012 - 15:55

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Quando quaranta giorni sono un'eternità. Questo devono sentire Fernanda e Cesare, i genitori. Di un uomo che è scomparso, nel nulla da un momento all'altro, in pieno giorno, nella felix Umbria. O che tale era, quando un omicidio era un unicum, avvenimento sconvolgente e terribile, la chiave di casa sulla toppa, le droghe erano noce moscata e cannella. Ma non voglio, qui e ora, rifare il verso al Pasolini che distingueva progresso, buono, e sviluppo, cattivo, né fare il cantore del buon tempo che fu. Certamente si vive meglio, più a lungo, più sani, più puliti, più belli, più 'ricchi', motorizzati e armati di modernissime tecnologie che hanno ucciso il tempo lineare per il tempo reale.
Ma come può capitare che accada un fatto doloroso e crudele quale quello che è capitato a Fernanda e a Cesare? In una zona dell'Umbria tranquilla, dove a memoria d'uomo per quel che rammento, chi tratta di cronaca nera può aiutarmi, non è accaduto niente di simile. Perché sì, la morte è dolorosissima, è irredimibile, non si riscatta, il poeta Giuseppe Ungaretti dice addirittura, da profeta, che la morte si sconta vivendo. Per due genitori, pur assuefatti loro malgrado alla legge della malattia mentale, del deficit cognitivo, o di qualche altra misteriosa latebra dell'intelletto, la fine è purtroppo una certezza con cui fare i conti, giorno dopo giorno, rifugiandosi nel ricordo e nella tristezza che tutto intride, oggetti, stanze, abiti, fotografie, reperti e referti.
Ma la bruttezza oscena della scomparsa, del "chi l'ha visto", non è paragonabile, si naviga a vista nella nebbia più impenetrabile, il dubbio sulla sopravvivenza si insinua fin dentro la carne, si fa sangue e ombra. Ma, conoscendo il vissuto crudo dei genitori, che amano in maniera straziante il figlio ferito dalla sorte,mi sento partecipe sì, tanto diciamolo pure, non costa niente esser buoni, in questa misura più formale che concreta. Ma anche arrabbiato, perché la società pur riempiendosi la bocca da mane a sera della parola famiglia (la famiglia è sacra, ma quella nostra, da qui il familismo tragico e financo comico che appanna il senso civico ed etico degli italiani. Anche la cosca mafiosa si chiama famiglia, no?), non alza non dico una mano, ma nemmeno un dito. Le famiglie - ogni famiglia felice è uguale alle altre, quelle infelici lo sono ciascuna a suo modo - sono lasciate sole, nel deserto della desolazione, e quando, a causa di mal governo, sprechi, ruberie di ogni genere, incuria, evasione fiscale, deboscia, disordine morale, egoismo occhiuto, congiunture economiche passive, disoccupazione eccetera, c'è da tagliare, eccoti il benservito a sanità, assistenza ai vecchi e ai disabili, mediante la riduzione drastica degli insegnanti di sostegno nella scuola, la cancellazione di tribunali mentre la giustizia, civile e penale, si muore di freddo, e così via, ma chi governa meno sciattamente di altri precedenti, dimentica o procrastina di cancellare enti inutili, auto blu, privilegi, vitalizi, elargizioni clientelari, prebende, premi ai dirigenti e sperequati stipendi a manager e a politicanti di lungo corso, pensioni pari a trentamila-quarantamila euro al mese che gridano vendetta al Cielo. La lista è ahimè lunga, oltraggiosa a fronte di milioni di giovani disoccupati spesso con due lauree, o in cerca di un posto al sole, ossia ottocento euro con cui campare. In Italia avverrà una rivoluzione morale? Quando? Fino a quando i Fernanda e i Cesare dovranno sostenere tutto il peso di una maternità, di una paternità difettose?Per Massimiliano c'è stata una fiaccolata, di solidarietà e di amore. Il Prefetto riattiverà, ha promesso, ricerche a vasto raggio. Non mollare la presa! Perché non se ne può proprio più! Massimiliano è tutti noi, inermi e oltraggiati dall'arroganza e dall'insipienza. E siamo Fernanda e Cesare, genitori sempre più soli.

A cura di Antonio Carlo Ponti

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