Linguistic review

21 agosto 2012

21.08.2012 - 13:11

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Durante i venti annidi dittatura fascista, addirittura una legge, emanata nel 1926, vietava l'uso di parole straniere. Eccesso di zelo, eccesso di nazionalismo. Difendere una lingua non vuol dire offenderne la logica. La lingua è un corpo vivo, che si evolve, che accoglie nel suo vocabolario le parole nuove, i neologismi che la letteratura, il giornalismo, la politica, l'arte, la gente inventa per adeguarla alla modernità e all'attualità. Se qualche spirito saggio difese le parole "intraducibili", come sport, golf, bridge, tennis, poker, che rimasero nonostante le proibizioni dei signorsì di regime, ci fu chi propose ridicolaggini lessicali per sostituire per esempio la parola "bar": bettolino, qui si beve, taverna potoria, liquoreria, barro,mescita. La lingua non vive sotto una campana di vetro, si alimenta per le strade, nelle accademie, nei porti di mare, nei libri e nelle canzoni, afferma il linguista Gianluigi Beccaria in "Per difesa e per amore. La lingua italiana oggi".
Il misoneismo, ossia la paura del nuovo e il purismo, l'ossessione per una classicità ferma alla lingua Trecento o poco di più, sono ostacoli per la comprensione e la comunicazione, specie in Italia con tre milioni di analfabeti e otto-dieci di analfabeti di ritorno. Ma anche ai giorni nostri non manca chi, in nome di una purezza dell'italiano che va difesa a spada tratta soprattutto dagli anglicismi inutili, superflui, non resiste a coniare parole davvero umoristiche, come "rampichino" in luogo di mountainbike. Oppure "cuscino d'aria" per airbag. Con questo lungi da me non stigmatizzare (che parola aulica, non è meglio censurare?) il complesso edipico verso l'inglese globalizzante che mostrano troppi giornalisti o commentatori. Prendi la spending review. Ma non si può scrivere "revisione della spesa", visto che c'è un aggravio di sole tre consonanti e due vocali? Per non parlare del burocratese, che Italo Calvino chiamava l'antilingua. Al burocrate ottemperare sembra più efficace di rispettare, diniego di rifiuto, condizione ostativa di impedimento. Il ladro non fugge in automobile ma a bordo di, non esistono tipi o problemi, ma tipologie e problematiche. Non si scrive: si fanno panini, ma si eseguono panini. Non andare ma recarsi, non lode ma encomio, non si parla, si interloquisce. Terapia è più prestigioso di cura, esondare è più elegante di straripare, sedativo o analgesico più efficace di calmante. Non si passa, si transita;non attuabile ma esperibile; aeromobile al burocrate pare meglio di aereo; lesivo è meglio di dannoso; conferire di dare; rinvenire di trovare; esercente di negoziante o bottegaio; avvalersi di servirsi; usufruire di usare; denegare di negare. E' un'ira di dio di parole stoltamente non usuali, come se il demone dell'originalità lessicale abbia investito i computer o le matite degli estensori, ed ecco il capitombolo!
Non c'è nulla da fare, di fronte alla sordità e alla miopia di coloro che stilano leggi e circolari, ordinanze e sentenze, ricette mediche e referti, pareri legali e cartelli stradali, divieti e proibizioni, non ci sono manuali di scrittura semplice e chiara, accessibile anche all'illetterato, che tengano. Spesso ci sono persone con due lauree che si arenano davanti ai moduli da compilare, scritti in un pessimo italiano, e perdipiù con una "grafica" demenziale, sì che l'iban di 27 lettere e cifre ha meno spazio della data, il codice fiscale di sedici ne ha meno della sigla della provincia, e così via, in una gara di sciatteria formale e sostanziale. Non usiamo più, vi prego, turnazione, zonizzazione, utilizzo,disdettare, attergare, obliterare, notiziare, bonifico, storno, esborso, e poi basta con le locuzioni e i luoghi comuni o gli eufemismi come piano di alleggerimento per licenziamento o manodopera disponibile per disoccupati. Lo prescriveva Gesù: sì sì, no no. Pane al pane, vino al vino. E diamo a Cesare quel che è suo: una lingua viva ma non corrotta. Dove trovino armonia neologismi e esotismi, ossia parole straniere. Essendo pure autoironici involontari come il famoso purista napoletano Basilio Puoti (1787-1842) che in punto di morte, anziché bisbigliare come Wolfgang Goethe: "Più luce", sussurrò: "Me ne vado; masi può dire anche me ne vo".

Antonio Carlo Ponti

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