Quando Dio sembra assente

24 luglio 2012

24.07.2012 - 15:29

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Per ragioni di studio (gli esami non devono finire mai) ho ripreso in mano un libro, pressoché dimenticato negli scaffali, che contiene uno dei pensieri sovrani, e sovrumani che solo i (grandi) poeti possono permettersi di formulare. Il libro si chiama "La mano mozza" (La main coupée) e racconta - fra il tragico e il picaresco - gli orrori della Grande Guerra, l'inutile strage come la definì papa Benedetto XV, che sconvolse l'Europa tra il 1914 e il 1918. L'autore è lo svizzero, ma parigino per scelta, Blaise Cendrars (1887-1961), che nel 1946 rievocò la sua esperienza guerresca, avventurosa, insubordinata, grottesca, e a suo modo eroica, di caporalmaggiore della Legione Straniera, finita con una raffica di mitragliatrice che il 26 settembre 1915 gli portò via la mano destra.
Il pensiero, tradotto dal poeta Giorgio Caproni (Garzanti,p. 230) è:"Dio è assente dai campi di battaglia". Ma siccome tutto si tiene, in realtà è l'uomo, in questo caso il maschio, a tenere lontano Dio, ovvero l'umanità, dai reticolati e dalle bombarde che insanguinarono pianure, fiumi, colline, mari, città e monti con milioni di morti e di feriti, contadini al 90 percento. In Italia 600.000 caduti, e il sacrario di Redipuglia non è monito severo contro la barbarie, è un mero deposito di salme, riconosciute o drammaticamente ignote, e meta turistica.
La guerra! Le letture antiche, perfino quelle dimenticate, abbinate alla lettura dei giornali quotidiani e alla visione televisiva dei massacri - lo scrittore Antonio Scurati ha dedicato molto studio alla guerra tele-visiva, ossia la guerra reale che vista da casa non appare violenza e mostruosità ma spettacolo che appena ci sfiora -, ci informano che la guerra è assurda e incapace di risolvere le tensioni, che le ragion di stato prevalgono sulla pietà, e sulla giustizia; dunque Cina e Russia, per esempio, non muovono un dito contro lo scempio in Siria perpetrato dal gelido Assad, immemore della fine di Ceausescu e di Gheddafi, di Mubarak e di Saddam, e della primavera araba, e perché no, di Mussolini e di Hitler; il fatto si è che un dittatore, in realtà, non è che uno stupido, o uno stolto, nel senso che non fa mai un passo indietro, inebriato dal potere, assatanato dal diritto di vita e di morte che ha rubato al popolo, e alla legalità al momento della "prise du pouvoir".
E la guerra continua, guerre in questo momento nel mondo sono molte e vivono di morti e di supplizio,di tortura e di scempio, guerre che non sono appariscenti ma stolide e sepolte sotto la cenere dell'oblio. Ma lo spettacolo deve continuare, chi ha pagato il biglietto dell'attualità ha il diritto di godersi la scena e gli attori che recitano sul palcoscenico. Ma anche la vita quotidiana somiglia a una guerra. Con il borsellino e con le bollette, con i libri scolastici e con e scarpe da ginnastica, con pranzo, cena e merendine. Forse l'unico buco è il canone Rai evaso, o lo scontrino non richiesto. Per il resto, si legge, c'è chi paga in questo benamato paese il 70 percento del reddito in imposte, tasse e balzelli, mentre l'evasore totale, secondo una scuola di pensiero, fa del bene alla Patria, perché "rubando" a uno Stato incapace e ladro, nei fatti permette ai ristoranti, alle gioiellerie, ai negozi e dunque al mercato quell'allegra fiorita fiera dello shopping preclusa ai meschini onesti contribuenti.
Capito a dove può arrivare l'umano ingegno nel congegno dell' inganno? Fino a che non potremo, noi a reddito fisso o con cumulo, detrarre il detraibile, non solo non potremo schiaffare in galera gli Al Capone, o i borsaioli di Stato, ma saremo pure bellamente beffati e marchiati come Italiani, e fessi. "Sempre l'eterno malinteso - medita l'eccelso Cendrars -, perché cos'è che si rimprovera all'eroe? Di non esser saggio. E all'uomo d'azione, la sua azione. La sua parola, al poeta. E l'amore, alla cortigiana". Per cui viene spontaneo anche al cronista, fantaccino infangato,di rispondere al superiore che l'interroga: "Cos'è che non va? - La guerra, signor generale".

Antonio Carlo Ponti

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