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Fuori dal video

La crisi della politica e il Paese senza identità

10.11.2017 - 13:30

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“Non è una crisi solo politica, si sta smarrendo l’identità del paese”.  E’ amara, senza sconti la riflessione di Massimo Cacciari, filosofo e accademico, a lungo sindaco di Venezia, che prende avvio dal voto in Sicilia: “un test importante, ha dimostrato che sono in pole position per le politiche l’M5S  e il centro-destra. Se quest’ultimo riuscirà a tenere insieme i suoi pezzi fino alle elezioni di primavera, e non è detto che ce la faccia, sarà nella posizione più favorevole: i 5 Stelle sono stati giocati dalla legge elettorale, scritta obiettivamente contro di loro.
Le elezioni siciliane hanno mostrato fino in fondo la crisi dei partito democratico: al momento il Partito democratico non riesce a costruire nessuna coalizione e dubito che possa formarne una prossimamente, se non con Angelino Alfano e con Denis Verdini, alleanze nemmeno tanto dichiarabili, che gli farebbero perdere i voti dei nostalgici ulivisti, la metà circa dell'elettorato del partito”. Vittoria in vista per il centro-destra?  “Ci andrei cauto, potrebbero esplodere enormi contraddizioni interne.
Come faranno a convergere su un programma comune Tajani, presidente dell’Europarlamento, che probabilmente Berlusconi ha in mente come candidato premier, Salvini e Casa Pound?  Per quanto i loro partiti ed elettori siano da questo punto di vista spregiudicati e non paghino dazio - a differenza di quelli del Partito democratico - per i mutamenti più incredibili nella loro area, tutto ha un limite. Comunque sì, al momento sono favoriti loro. Ma attenzione: con il nuovo, demenziale sistema elettorale sarà impossibile a chiunque ottenere la maggioranza”.
Sull’altro versante, l’area dalla quale proviene, Massimo Cacciari parla di un malessere profondo che viene da lontano: “dopo il trionfo del Partito democratico alle Europee del 2014, Matteo Renzi ha messo insieme due vizi, quello della prepotenza del leader solitario, che fa tutto lui e gli altri sono dei rompiballe, e la continua diatriba interna con le correnti di partito, che nessuno capisce. Un’autentica catastrofe”.
Qui partono le considerazioni più allarmate che prendono spunto solo marginalmente dalla conferma, anche in Sicilia, della disaffezione al voto: “il problema non è l’astensionismo, ci aspettano elezioni molto dure, cattive, che faranno crescere la percentuale dei votanti e che comunque, anche intorno al 50-60 per cento, sarà nella media dei paesi occidentali.
La questione vera è il disorientamento generale: se voto Partito democratico, per chi voto? Per Renzi o per gli altri? E chi sono gli altri? Voto Movimento 5 Stelle? Ma sono capaci di governare se finora hanno dimostrato il contrario?
E con chi governeranno visto che da soli non avranno i numeri? Chi voto se scelgo il centro-destra, Berlusconi, Salvini o Meloni? Un disorientamento totale, specchio della crisi etica di un popolo che ha perduto identità e prospettive. Non è una crisi solo politica: non sappiamo più chi siamo, cosa vogliamo.
Non siamo soli: tutta la vecchia Europa è attraversata da questo smarrimento profondo ma non gli Stati Uniti, dove vige “la religione americana”, l'’identità di un popolo che ha sempre saputo fronteggiare i momenti più drammatici, uno per tutti il Vietnam, e che non sarà scalfita nemmeno da Trump”.
In conclusione, l’affondo finale: “il ritorno di Berlusconi ha un’incredibile potenza simbolica. Chapeau a lui, davvero bravo.
Non è solo la dimostrazione del fallimento completo della classe politica del centro-sinistra ma anche la conferma dell’invecchiamento, della crisi d’identità di questa società”.

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