michele cucuzza bianco e nero

Prevenire gli attacchi in casa nostra

03.11.2017 - 12:42

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Accrescere la consapevolezza dei poliziotti dell'importanza di cogliere quelle discontinuità, quelle anomalie, segnali, espressioni di ansia, paura, rabbia, che possono preannunciare un attentato o un'imminente aggressione”. Nei giorni della nuova inquietudine dopo la strage di Manhattan, la polizia di stato affina gli strumenti per prevenire possibili attacchi in casa nostra. E lo fa con il sostegno delle più aggiornate acquisizioni delle scienze cognitive, in particolare l'intelligenza emotiva, la capacità di intuire le emozioni che provano gli altri, basandosi su quell'attitudine appositamente coltivata nel riconoscere e valutare le nostre. Nulla a che vedere con l'elaborazione del profilo psicologico di un serial killer o di un criminale particolarmente efferato cui si dà la caccia, come ci viene raccontato in telefilm anche ben fatti come “Criminal minds”. Qui si tratta di prevenzione: di “fiutare l'aria” letteralmente, in mezzo alla folla, al via vai frettoloso, distratto, rilassato della gente che affolla un luogo pubblico per cogliere quegli elementi emotivi “in movimento improvviso” che possono precedere un attentato.
Introdotti meno di 30 anni fa dagli americani Peter Salovey e John D. Mayer che ne parlavano come “capacità di utilizzare sentimenti e emozioni propri e altrui per guidare i propri pensieri”, gli studi sull'intelligenza emotiva si sono diffusi anche in Italia a livello divulgativo, soprattutto grazie allo psicologo statunitense Daniel Goleman, che ne ha proposto una frequentazione utilitaristica: l'uso “corretto” delle proprie emozioni può costituire un fattore determinante nel raggiungimento dei propri successi personali e professionali. Non a caso i suoi libri hanno sottotitoli quali: “perché l'intelligenza emotiva può renderci felici”, “guidarci oltre la crisi” e pure “farci diventare leader”. Adesso invece gli obiettivi sono altri: “vedere più in profondità e più in fretta” spiega in un video diffuso anche su YouTube il capo della Direzione centrale anticrimine (Dac), prefetto Vittorio Rizzi, “passare senza perdere tempo dall'immediatezza dell'istinto alla consapevolezza dell'intelligenza può salvarci la vita e, soprattutto, salvare delle vite”.
A cosa dovranno fare caso in particolare gli agenti impiegati nell'antiterrorismo e che vengono addestrati secondo il nuovo progetto formativo?
“Il soggetto in preda allo stress” fa qualche esempio il criminologo e psichiatra Massimo Picozzi, autore del filmato “evita il contatto oculare con l'interlocutore, appare eccessivamente agitato, controlla l'orologio, si volta intorno, scalpita, mentre l'individuo che tenta di ingannare scruta in continuazione i compagni o gli altri presenti. Chi nasconde un'arma indossa un abbigliamento incongruo per taglia e condizioni climatiche, presenta una deformazione degli indumenti per il peso o l'ingombro della pistola o del fucile. Anomalie, discontinuità, gesti sui quali devono concentrarsi gli agenti in strada che devono abituarsi non a guardare semplicemente ma a vedere, valutare per cogliere cosa sta per succedere”. E come impedire che per preparare nuovi attentati i terroristi si possano servire anche in Italia di furgoni presi in affitto, come a Nizza e New York?
Con la prevenzione più classica: con l'operazione di polizia “Ultimo miglio” sono già stati controllati oltre 50 mila tir, camion, bus e altrettanti conducenti, 35 dei quali sono stati arrestati e 170 denunciati.

Michele Cucuzza

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