Cittadini o sudditi?

Cittadini o sudditi?

12.11.2013 - 14:29

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Senza volere accusare o giudicare nessuno, ma come semplice osservatore di ciò che mi accade e mi sta attorno, non posso non rilevare un profondo e preoccupante malcontento generalizzato. Si avverte una capillare sfiducia nelle persone che si incontrano e questo è davvero, per me, motivo di riflessione e dispiacere. Ascolto tanta gente che, lamentandosi continuamente, rimprovera qualcuno mentre è arrabbiato anche con un altro, ma non sempre con delle idee chiare o con motivazioni appurate e ben difese. Spesso, anzi, sembra che ci si trovi dentro una scia negativa, con un'onda che travolge senza sapere dove farà approdare. Molte volte ci si imbatte in discorsi poco sensati altre volte in affermazioni che non si capisce quale paternità abbiano, perché passano di bocca in bocca come luoghi comuni, ma non conducono a sintesi o risultati. L'umore di tanti è ormai sotto terra, qualcuno, al contrario, è vittima di deliri euforici. Ma cosa è successo al nostro bel Paese? Che cosa succede ogni giorno tra le nostre strade e all'interno delle nostre famiglie? Perché tanto malcontento? Persino gente realizzata professionalmente e serena dentro casa è per la maggior parte desolata, quando si confronta sui nostri sistemi sociali e specialmente politici. Non voglio assolutamente attribuire colpe, quanto piuttosto commentare brevemente. Penso che mano mano si stia perdendo la capacità, la coscienza, il coraggio e la voglia di essere protagonisti del proprio destino, a causa del non riconoscersi in grado di poter incidere davvero nei sistemi che ci sono attorno e, ancora peggio, nella propria vita. Eppure partecipazione, sensibilità e dovere del cittadino è anche quello di essere operoso, imprimere segni del proprio passaggio e di come si è consumato il proprio tempo vissuto in un ambiente insieme ad altri. Non è solo questione di educazione civica, ma di pluriformità di pensiero, che nelle diversità arricchisce armonicamente la convivenza. Tanti doni personali di abitanti di un luogo che potrebbero essere messi a disposizione e a servizio di tutti, che non vengono utilizzati perché mai richiesti. Tante capacità e idee che sarebbero volte a costruire, mai confrontate o espresse. Purtroppo alla mercé di pochi il compito di produrre pensieri preconfezionati e di propinare programmi e progetti, senza dare importanza al parere della moltitudine. Ma che siamo diventati sudditi? È come se ci si trovasse dentro un gregge guidato da lupi che non pensano a proteggere, che non sanno dove andare (o forse lo sanno troppo, ma solo per loro …) e che anzi, all'improvviso, aggrediscono. Ci si trova in attesa della prossima stangata da prendere, mentre intanto ci si distrae con diversivi superficiali. E pensare che si confonde il fisiologico bisogno di evasione, con banalità di persone. La tensione e l'agitazione, crescendo, procurano a volte risposte violente e immorali, altre volte sfoghi insignificanti e amorali. Non ci si ritrova ad essere costruttori attivi e protagonisti nelle proprie cose, anche quando si parla di ciò che si pensa ti appartenga, perché in realtà non si è più proprietari definitivamente di qualcosa, infatti tra oggi e domani si presenta un estraneo a deliberare per cose che pensavi ormai fossero tue. C'è sempre qualcuno che decide per te, anche chi non hai scelto come adatto a farlo, anche chi non hai mai delegato ad amministrare per tuo conto, mentre sfugge colui che pensavi ti potesse rappresentare. Come sarebbe bello essere governati dalle persone che sono state votate a suffragio universale … Detto questo mi permetto di ricordare ad ogni lettore che, per grazia di Dio, siamo comunque chiamati a diventare cittadini del cielo, dove i fatti corrisponderanno a ciò che si dice sulla carta e a parole. La speranza di una vita nuova, che riguarderà l'umanità futura, redenta e in piena comunione con Dio, non ci deve però esimere dallo sforzo di impegnarci ad essere costruttori di una nuova società, basata sui principi fondamentali per il rispetto e la dignità della persona che deve urgentemente tornare ad occupare il centro delle attenzioni, come cittadino libero e attivo.

Antonio Tofanelli

Frate minore cappuccino

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