Permesso, grazie e scusa

Permesso, grazie e scusa

29.10.2013 - 17:11

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Permesso, grazie e scusa, sono le tre parole chiave che Papa Francesco ha consegnato alle famiglie, provenienti da ogni parte del mondo e pellegrini a Roma nell’anno della fede, lo scorso ventisei Ottobre in piazza San Pietro. Tre parole che sono certamente utili in ogni ambito della nostra società, che sarebbe bello venissero ripetute spesso nell’agire comune e quotidiano, anche per non rischiare, o meglio evitare, di essere per esempio invadenti, come dice appunto il Papa. Permesso! In genere, purtroppo, viene usato solo per “farsi largo” tra la folla, magari spintonando un po’ per correre più velocemente, sempre più di fretta, costretti a stare alle accelerazioni spasmodiche di un sistema che prima o poi collasserà… Permesso, lo si usa anche per educazione, prima di entrare in un ambiente pubblico o privato non abituale, un uso formale e dignitoso di annunciarsi. Ma diverso è l’intenderlo metaforicamente per non calpestare i piedi agli altri, o a volte la testa. Allora, permesso, è l’antifona per chiedere il parere dell’altro, per aprirsi ad un confronto, per ascoltare i gusti della persona che ci sta accanto, per dare importanza anche alle diverse opinioni, come a dire: è permesso? Ti dispiace? Ti piace? Non di rado, il permesso è anche il contrario di ciò che non è lecito. Basterebbe chiedersi più spesso se ciò che si pensa di fare è permesso dagli equilibri in gioco, per evitare perdite di tempo e di risorse, volte a riparare i danni ormai fatti. Grazie, diciamo, quando abbiamo ricevuto qualcosa, anche se quel qualcosa è solo materiale. Dirci più spesso grazie, anche per riconoscenza verso chi ci dona affetto, sarebbe bellissimo! Utilizzare la gratitudine nel mondo degli affetti, porterebbe a sanare tante ferite, da quelle procurate dall’indifferenza a quelle della violenta pretesa di ottenere qualcosa dall'altro. Ah, a proposito, le brave persone sanno ringraziare per qualche servizio ricevuto, figuriamoci per un regalo o un dono! Il più bel rendimento di grazie è quello rivolto a Dio, per il dono della vita, del creato e per la salvezza operata per mezzo di Gesù Cristo. Il grazie è un aprirsi allo scambio, perché in genere è seguito da un "prego, non c’è di che…" e il cuore resta caldo, ed è più facile, nel caso fosse necessario, farsi avanti con delle scuse. Scusa! È questa la terza parola utile allo scambio d'amore, all'amicizia, all'interazione, ad ogni tipo di relazione umana. Perché spesso si sbaglia. E chi non sbaglia? Ma pochi sanno chiedere scusa, altri non ci pensano proprio, altri, magari forti di qualche ragione, si induriscono a tal punto da fare di tutto per condurre l'altro all'allontanamento forzato. Una sola parola, scusa, così breve ed efficace, molto più potente di immensi discorsi orientati a tentativi estremi di giustificazioni, da trovare ad ogni costo. Scusa, è tendere la mano, e quando dovesse capitare che l'altro non è una “pietra senza sangue”, il conseguente ritrovarsi è già una nuova crescita nell'amore reciproco, e ne abbiamo così bisogno…

Antonio Tofanelli - Frate minore cappuccino

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