L'urgenza è la coscienza

15.10.2013 - 15:08

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Sì, è proprio così,
ciò che più urge, a
mio avviso, è il recuperodi
unapresa di coscienza
individuale sulle
singole responsabilità, a
tutti i livelli e in ogni campodelle
nostreattività, ad
intra prima e ad extra
poi. Coscienza personale
prima di tutto, che poi
permetta alla coscienza
collettiva nuovi sviluppi,
finalmente propositivi e
costruttivi per il bene comune.
Fino a quando il
singolo individuo non
prende coscienza dell'importanza
delle proprie
azioni e delle ricadute che
questehanno, insensopositivo
e negativo, su tutto
l'organismo familiare, sociale,
politico, economico,
ecclesiale, si continuerà
ad additare colpe e responsabilità
alle sole Istituzioni...
Sì, è proprio così, ciò che più urge, a mio avviso, è il recupero di una presa di coscienz aindividuale sulle singole responsabilità, a tutti i livelli e in ogni campo delle nostre attività, ad intra prima e ad extra poi. Coscienza personale prima di tutto, che poi permetta alla coscienza collettiva nuovi sviluppi, finalmente propositivi e costruttivi per il bene comune. Fino a quando il singolo individuo non prende coscienza dell'importanza delle proprie azioni e delle ricadute che queste hanno, in senso positivo e negativo, su tutto l'organismo familiare, sociale, politico, economico, ecclesiale, si continuerà ad additare colpe e responsabilità alle sole Istituzioni, le quali, se si trovano ad amministrare e governare persone prive di coscienza e sbandate da un'anarchia egoistica, fanno i conti con individui che sono facilmente e a piacimento manipolabili e plagiabili, dal primo o dall'ultimo arrivato di turno, che è a sua volta tentato di accaparrare senza misura per se stesso e a scapito degli altri. La presa di coscienza dei propri diritti e doveri invece è il presupposto per costruire una dimensione di pace atta a favorire l'assunzione di responsabilità con gioia e libertà. E' chiaro che un cittadino che si aggiri per i borghi di un paese o di una grande città, in pace e nella gioia, vorrebbe dire tutta un'altra vita. Ci sembra così utopistico immaginare gente felice, siamo talmente sfiduciati da spegnere le tante risorse di bene! E invece le nostre risorse positive sono tante, ma tante! Sono sopite dalla “gran folla” che confonde mente e cuore. Occorre recuperare un ritmo esistenziale più umano, un silenzio interiore che conduca alla riflessione e che faccia riaffiorare persone che pensano, ma con una coscienza ritrovata. Ma chi, o cosa educa a formare una coscienza sana, attiva, libera e responsabile? Dove sono maestri della vita o consiglieri disinteressati al patrimonio altrui? E' sperimentato che il così detto buon senso non è sempre sufficiente a far distinguere ciò che sia oggettivamente bene o male, e il soggettivo libero arbitrio non garantisce la capacità di riconoscere ciò che è buono dal bene assoluto. In più, confidare solo su se stessi e sulla propria intelligenza, per operare scelte coscienziose, pare stia portando a disastri su disastri. Chi dunque, o cosa, ripeto, ci può venire in soccorso? Io suggerisco il Vangelo di Gesù Cristo come regola di vita, come scoprì san Francesco più di otto secoli fa e come lo propose a tutti gli uomini di buona volontà, oltre che ai suoi frati. Francesco, seguace del Vangelo, ha trovato gioia piena, quella vera, nel rispetto totale della vita e del prossimo, e tutti se ne accorsero, anzi anche oggi qualcuno continua ad accorgersene.
Antonio Tofanelli*
Frate minore cappuccino

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