La centralità del paziente in oncologia

forza e coraggio

La centralità del paziente in oncologia

16.04.2018 - 18:11

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Giovedì 19 aprile nella sede dell’associazione Giacomo Sintini in via Tuzi 11 a Perugia (edificio cassa edile), in collaborazione con l’associazione Uniti per Corciano, presieduta dall'avvocato Sara Carmeli, è in programma un importante incontro sulla centralità del paziente oncologico nel 2018, a cura dell'oncologo medico Francesco Di Clemente e della psicologa psicoterapeuta Gloria Pansolli. L’invito per la giornata di giovedì è ovviamente aperto a tutti, ma per entrare bene nel clima del progetto andiamo a spendere due parole sull’importanza del trattamento riservato ai pazienti oncologici. 

Una cosa è certa, la medicina negli ultimi decenni ha fatto passi da gigante praticamente in qualsiasi campo. Nei raparti di oncologia abbiamo esattamente la cartina di tornasole dei notevoli mutamenti che gli ospedali stanno attuando. Tra i vari cambiamenti in primis si è andato a modificare il rapporto che intercorre tra malato e medico. Negli ultimi tempi il ruolo del paziente oncologico è decisamente variato. Siamo passati da un “paziente passivo” che si rapportava al medico con un modello di tipo paternalistico, dove il medico decideva e il paziente eseguiva, ad un “paziente attivo” e cioè quel paziente che vuole essere informato e comprendere tutti gli aspetti della propria malattia e soprattutto vuole condividere con il medico i percorsi diagnostici e le scelte terapeutiche (share decision making).

Inoltre è molto importante sottolineare come l’approccio terapeutico sul piano psico-menatale, in relazione alla condizione umana del paziente, si sia andato a modificare. Si è passati da un “modello biochimico” in cui c’era la prevalenza di un corpo inteso come una macchina che si rompe e che bisogna in qualche modo riparare, a un “modello biopsicosociale” in cui la considerazione degli aspetti psicologici, cognitivi e sociali del soggetto hanno assunto una rilevanza significativa. 

Si mira quindi a recuperare la persona come un’entità complessa, prevedendo cure orientate a rispondere non solo agli aspetti clinici ma anche psicologici, emotivi, spirituali, relazionali e sociali. In poche parole stiamo avendo un'umanizzazione delle cure.

I processi che comportano un miglioramento delle informazioni fornite al paziente, un potenziamento della scelta condivisa con il medico e una personalizzazione del percorso di cura sulla base dello specifico profilo psicologico, cognitivo e sociale del paziente, configurano il termine di “patient empowerment”. 

Ricerche scientifiche stanno dimostrando che la promozione dell’empowerment consente migliori esiti clinici, diminuzione della dipendenza dai servizi sanitari e utilizzo più efficace delle risorse sanitarie.

All’interno di questo cambio di prospettiva radicale, a favore del paziente nella sua totalità e centralità, il ruolo dello psicologo riveste sempre più importanza. Lo psicologo si delinea infatti come una figura che può portare competenze utili sia per comprendere i bisogni del paziente come persona nella sua interezza, sia per favorire con specifiche tecniche processi di decisione condivisi e consapevoli.
In quest’ottica, è utile che lo psicologo metta a disposizione le sue conoscenze tecniche sia ai pazienti, che ai medici e ai professionisti del settore sanitario che ruotano attorno al paziente. 

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