La fine dei giochi

La fine dei giochi

19.06.2017 - 17:50

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Essendone lo specchio e per certi versi la più bella sublimazione, esattamente come nella vita anche nello sport è presente il concetto di fine. Di chiusura di un qualcosa. Lo può essere di un'era o di una dinastia, come lo può essere di una singola carriera. La discriminante comune di questi epiloghi, spesso e volentieri, sono le lacrime che vengono copiosamente disperse nell'immediato. Il ritiro di un atleta rappresenta nello sport uno dei massimi momenti di commemorazione, e quindi conseguentemente di emozione, che un professionista e i suoi tifosi possano vivere. Ma la vita è varia in ogni sua singola sfaccettatura e quindi di conseguenza anche lo sport è capace di assumere mille bellissime sfumature di grigio. E' chiaro che, per un atleta a cui viene dedicato l'omaggio di una città, piuttosto che di una nazione intera, ce ne sono diecimila di cui nessuno saprà nulla. Uomini e donne di sport che, senza celebrazioni di alcuni tipo, appenderanno la casacca al chiodo e si affacceranno al criptico mondo del "dopo carriera". Da un certo punto di vista credo che sia anche giusto così, per quanto ogni singola carriera abbia dato il proprio contributo per contribuire alla fantastica giostra dello sport, non tutti possono avere la medesima uscita di scena. Sono pochi quelli a cui valga davvero la pena dedicare un ultimo saluto memorabile e io penso che sia meritato e fantastico. Anche perché, in questi casi, solitamente si parla di vere e proprie star. Ci sono tanti modi per ritirarsi, ed è chiaro che la scelta del momento del saluto è una parte molto importante della fine di una carriera. Troppo spesso ci si sorprende di alcune uni addii che avvengono proprio nel momento di vertice della carriera di un campione. Sportivi che lasciano dopo aver vinto. La storia dello sport è piena di questi episodi. Nel recente passato, per esempio, Nico Rosberg, pilota di Formula che, dopo aver vinto il mondiale, ha deciso di ritirarsi dal mondo delle corse. La questione gira tutta attorno alla domanda: "meglio chiudere da vincente o essere stato un vincente che chiude da sconfitto?". Oltre al momento dell'addio, a mio parere, cruciale è anche il come si decide di chiudere. Senza ombra di dubbio il più spettacolare dei ritiri sportivi mai visto, e forse la città che ospitava aiutava, è stato quello che Los Angeles ha dedicato al cestista Kobe Bryant. Annunciato l'abbandono con una commovente lettera ad inizio stagione e definitivamente confermato con un'ultima partita giocata in casa il 14 aprile 2016. Quella sera, in California, oltre allo spettacolo pirotecnico messo in scena al palazzetto, i 60 punti del protagonista della serata hanno pienamente ripagato i tantissimi tifosi arrivati a spendere anche 50'000 dollari per un singolo biglietto. In Italia il recente addio di una leggenda come Totti, non ci ha fatto meno emozionare. Quelle lacrime viste allo stadio, nello specchio di casa, quelle emozioni vissute sulla propria pelle e scrutate su quella degli amici… beh, quelle sono l'essenza dello sport, nel suo significato più emotivo! 

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