Il sole può tornare a splendere

Forza e coraggio

Valentino, professione leader

10.04.2017 - 15:50

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In un immaginario monte Rushmore degli ipotetici “più grandi di sempre”, del mondo dello sport, un posto sarebbe di sicuro da assegnare a chi meglio di tutti, nel corso della carriera, sia stato capace di adattarsi ai cambiamenti del suo sport. A questa indole adattiva servirebbe accostare una buona longevità, che permetta quanto meno di giudicare tale capacità nel corso del tempo. A tal proposito un (serio) candidato potrebbe rispondere al nome di Valentino Rossi. Si contano davvero sulla punta delle dita gli sport dove si possa affermare come assioma l’esistenza di “un migliore di tutti i tempi”: il motociclismo è uno di quei casi. Al di là delle vittorie, al di là delle battaglie e al di là dell’influenza mediatica, un atleta, in uno sport così pesantemente influenzato dall’utilizzo di uno strumento, quale la motocicletta, ha bisogno di essere valutato anche per il numero di anni in cui ha gareggiato e per come sia riuscito nel corso del tempo a modificare il proprio “stile di gioco” rispetto ai progressi tecnologici. In questo, Rossi non ha avuto rivali. Raramente, nella storia dello sport in generale, un atleta è riuscito a gareggiare ad altissimi livelli per così tanto tempo. 21 anni, 350 gare e 9 titoli mondiali (and counting!), certificano tale affermazione. Ha battuto tutto e tutti: dentro e fuori dalla pista. Dentro, tutti quelli che hanno provato a mettersi sul suo cammino (anzi, sulla sua strada!). Biaggi, Capirossi, Gibernau, Stoner, Hayden, Lorenzo… li ha mandati tutti al tappeto. Loro passavano e lui rimaneva. E’ riuscito a gestire ogni situazione nella maniera più adeguata, capendo sempre quale strategia attuare. Fuori, invece, ha battuto in primis i giornalisti e tutti quelli che a ogni stagione erano lì a dirgli che quella era l’ultima volta, che era finito e che l’età non è solo un numero: lui, di queste affermazioni se ne è sempre infischiato; anzi ne sembra quasi divertito. Risponde con il sorriso, l’arma più letale che esista. Poi, a dirla tutta, ha sconfitto anche le leggi della fisica: a 38 anni semplicemente non puoi avere riflessi, agilità e forza, migliore di ragazzi che hanno 15 anni meno di te. Questa è mera biologia dell’essere umano. Invece no; come al solito, lui, di queste dicerie, se ne è fatto una risata: avendo ancora una volta ragione. Oltre che al talento e un pizzico di inumanità (nel senso positivo del termine), un’altra caratteristica di Valentino sono di certo le conoscenze: che in uno sport come la MotoGp sono essenziali. Un tennista può forse non sapere di cosa sono fatte le corde o da cosa derivino. Un motocilista no: quello di cui è fatta la SUA moto lo deve sapere. Ed è questo che sorprende di Rossi. Quando si vedono (e come se non capita), scene dove tutti i capi costruttori, assistenti e chi compete nel settore (cioè gente ai vertici di queste impieghi), si ritrovano attorno al “prof.” Rossi e con orecchie drizzate stanno attenti a non perdere nessun dettaglio della “spiegazione”, ecco questo ci dovrebbe impressionare. E lo dovrebbe fare più del sorpasso all’ultima curva o della staccata pazza, perché se tutta quella gente lì lo ascolta e impara da lui, ciò significa che lui ne sa di più e che loro gli credono, perché lo prendono come punto di riferimento. E’ difficile dire se il motociclismo sia uno sport di squadra o individuale. Quello che però è innegabile è il fatto che Rossi sia la perfetta definizione di leader… un leader totale!

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