Una strada ridotta in pezzi

La Flaminia

IL COMMENTO

Una strada ridotta in pezzi

29.12.2017 - 11:39

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Non sappiamo ancora quale sia stata la causa che ha provocato lo schianto frontale tra due auto e la conseguente morte di due ragazzi nello Spoletino (LEGGI Due giovani morti nello schianto sulla Flaminia). E non sappiamo neppure se ci sono delle responsabilità. Ma una cosa è certa. Ed è sotto gli occhi di tutti da anni. Troppi anni.
Quella strada, in quel punto (e non solo), è pericolosissima. Lo è perché un tracciato ormai anacronistico si collega direttamente a una quattrocorsie ad alta velocità per dare continuità a quella che dovrebbe essere - e che una volta era davvero - un’unica arteria dalle identiche caratteristiche infrastrutturali: la Flaminia.
Errori, mancate volontà, ritardi e problemi di vario genere non hanno mai permesso di realizzare un progetto uniforme che prevedesse la ristrutturazione e l’adeguamento completo di questa strada che, lungo tutto il suo percorso che ancora parte da Roma e arriva fino a Fano, oggi si ritrova spezzettata tra tratti a doppia corsia e tratti superstradali a quattro corsie con un’infida alternanza tra loro. A volte anche dopo pochissimi chilometri, se non addirittura qualche centinaia di metri, come tra Valtopina e Nocera.
La colpa è di chi, in passato, ha sostenuto (chissà perché…) che la Flaminia fosse in declino, destinata a diventare una strada secondaria e con scarso traffico e, perseguendo questa tesi, ha permesso che il tracciato rimanesse ai margini degli investimenti per i grandi assi viari. Oggi, invece, soprattutto dopo la realizzazione di nuove strade e superstrade che confluiscono proprio in essa (ultime della serie la nuova Valdichienti e la Perugia-Ancona), la Flaminia ha ripreso una vitalità e un volume di traffico notevoli anche da fuori regione. Ma a causa della sua avvenuta frantumazione abbandona all’improvviso nel cuore dell’Umbria chi la imbocca con la speranza di un collegamento rapido da e verso Roma.
A Spoleto, per esempio, per chi viaggia in direzione della capitale, il tratto veloce improvvisamente si interrompe in attesa di un domani che - chissà quando verrà - veda almeno completare il sogno della congiunzione con la Tre Valli prolungata fino alla E45 ad Acquasparta.
Chi percorre con una certa frequenza la Flaminia, comunque, conosce bene la sua pericolosità. E solitamente si muove lungo di essa con la massima prudenza. Ma chi ci si imbatte raramente o per la prima volta spesso è ingannato o si ritrova in situazioni di pericolo proprio a causa della continua successione tra tratti veloci e tratti lenti. Tra pezzi nuovi e pezzi vecchi. Tra percorsi perfettamente corredati da segnaletica verticale e orizzontale e percorsi con le strisce diventate illeggibili. Tra carreggiate apparentemente nuove, ma in realtà sconnesse e piene di buche (provate a viaggiare sulla corsia di destra della quattrocorsie tra Eggi e Trevi…) e carreggiate perfettamente asfaltate ma tortuose e fitte di svincoli e attraversamenti a raso.
Il punto dove è successo quest’ennesimo incidente è proprio in prossimità della congiunzione tra una valida superstrada e una bretella dall’aspetto provvisorio e dal doppio senso di marcia: come dire che in un battibaleno ci si trova a passare da un tratto ampio e protetto da spartitraffico dove si può viaggiare fino a 110 chilometri orari, a un tratto molto più stretto e insidioso dove al massimo si dovrebbero toccare i 70 orari. Una situazione che può mettere in difficoltà anche il più bravo e attento automobilista. Figuriamoci quelli distratti. O quelli inesperti. E che può creare problemi perfino a chi si affida ai nuovi e sofisticati sistemi di guida assistita a causa degli interventi automatici di frenata e di correzione delle traiettorie.
Qualcuno potrà ribattere che la segnaletica in loco avverte per tempo dei possibili pericoli e invita comunque alla prudenza. Ma non è solo con un cartello, un avviso, un divieto e neppure con il massimo controllo (che tra l’altro nel punto in questione, quotidianamente teatro di inversioni di marcia nonostante la doppia striscia continua, non c’è più) che si rendono le strade più sicure.

Sergio Casagrande
sergio.casagrande@gruppocorriere.it
Twitter:@essecia

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