La mafia mette radici in Umbria

E' quanto emerso dalla relazione finale condotta per quasi due anni dall'apposita Commissione istituita in consiglio regionale e presieduta da Paolo Brutti

09.10.2012 - 16:18

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Il Consiglio regionale, a voti unanimi, ha preso atto dei risultati della indagine conoscitiva sulle infiltrazioni mafiose in Umbria, condotta per quasi due anni dalla omonima Commissione, presieduta da Paolo Brutti. Dalla relazione finale emerge un'Umbria che, al pari di altre realtà regionali, è territorio ambito dalle organizzazioni criminali di stampa mafioso che si sono già insediate in modo clandestino nel territorio, sopratutto quello perugino, facendo affari nei settori del riciclaggio di denaro sporco, degli appalti e del narcotraffico, senza per questo creare situazioni di dominio o di controllo totale del territorio che resta tipico di alcune aree del sud Italia. Illustrando i risultasti conseguiti al termine di quasi due anni di attività di nove audizioni con forze dell'ordine, associazioni di categoria, Camere di Commercio, organizzazioni sindacali, e di due incontri con i Comitati per l'ordine e la sicurezza attivi nelle due Prefetture di Perugia e Terni, il presidente Paolo Brutti ha messo in particolare evidenza i settori in cui più opera la malavita, evidenziando quello predominante del riciclaggio di denaro sporco che in Umbria coinvolge enormi quantità di denaro liquido proveniente da traffico di droga, armi ed esseri umani (prostituzione) e delle acquisizioni di attività economiche ad alto tenore di denaro liquido di provenienza illecita. A proposito di fenomeni mafiosi, Brutti ha evidenziato un alto livello di infiltrazioni soprattutto nell'area urbana della città di Perugia, con presenze della 'ndrangheta.

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