I signor Tentenna

Leonardo Caponi

CONTRAPPUNTO

Perugina, punto zero

08.08.2017 - 12:03

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Indicativo di una situazione di incertezza c’é, a Perugia, un modo di dire, “una botta calda e una fredda”, che ben si addice a descrivere gli ultimi sviluppi della vertenza in corso alla Perugina, in particolare l’incontro tra le parti, che c’é stato l’altra settimana al ministero dell’Industria. La bottta fredda é stata rappresentata dalla conferma da parte della multinazionale Nestlé, padrona dello stabilimento, della esistenza di 340 esuberi, cioé dipendenti da licenziare o, come dicono, da “ricollocare”, ma in condizioni che, dalla descrizione che ne fanno, paiono quantomeno incerte e problematiche, con l’aggiunta, sgradevole, dell’azienda di insistere sulla “non novitá” che, rispetto all’ultimo accordo sindacale, rappresenterebbe la eventualitá di riduzione dell’organico cui ora si vorrebbe dar corso. Una specie, insomma, di “ve l’avevamo detto, di che vi lamentate”, che, di fronte ai contenuti di una intesa che era finalizzata all’esatto contrario, cioé al rilancio produttivo e occupazionale, oltre ad essere prepotente, getta un’ombra di scarsa affidabilitá sulla multinazionale, la sua parola e gli impegni che assume. La botta calda é rappresentata dalla compatezza, dalla decisione e dalla combattivitá messe in mostra dalla classe operaia e dai dipendenti dello stabilimento, che hanno partecipato in massa allo sciopero e si sono recati in buon numero nella capitale, vicini e legati ai loro leader e alle organizzazioni sindacali. Insomma sfiducia, qualunquismo e rassegnazione sono apparsi banditi per una lotta che sará prevedibilmente, qualunque piega prenda, lunga e dura. La cosa che pare certa é che la cittá di Perugia, la regione dell’Umbria ma vorremmo dire l’Italia, non possono permettersi il lusso di perdere la Perugina. Oggi la fabbrica conta 840 dipendenti. Ai tempi d’oro erano piú di 3.500. Ma non si tratta di amarcord. Tutti sanno che quei tempi non torneranno, che la deindustrializzazione per grandi concentrazioni produttive é andata avanti sostituita da una frammentazione per piccole imprese e dalla societá del terziario. Ma di solo terziario non si vive. Un’economia solida deve continuare non solo a distrbuire, ma a produrre ricchezza. Per questo chi pensa che Perugina possa essere sostituita da uno o piú (tanto ce ne sono pochi!) centri commerciali sbaglia. Prevedere la scomparsa della fabbrica di San Sisto é una drammatizzazione? No, non lo é. La Perugina punto zero, va rifiutata. Per scomparsa, è bene intendersi, non si intende il suo senso letterale, ma la riduzione a una “fabbrichetta” di due-trecento dipendenti con carattere prevalentemente commerciale a discapito di quello produttivo. Non è questa l’idea di fondo che tiene in serbo la Nestlé?! Per la multinazionale svizzera il cioccolato occupa ormai una parte marginale (appena il 4 per cento?) del suo businnes mondiale complessivo. Per questo, forse, arroccarsi a difesa dell’accordo precedente (che si, in parte giá tradiva le intenzioni dell’azienda dedicando i due terzi dell’investimento alla pubblicitá piuttosto che alla produzione e del quale forse, fatti salvi i rapporti di forza, non ci si sarebbe dovuti accontentare) non pare sufficiente, né utile. Forse, come ha detto o lasciato intendere la stessa presidente della Regione, bisognerebbe trovare l’energia (aiutati dalle istituzioni locali e soprattutto dal governo nazionale) per giocare una partita piú ambiziosa, anche se difficile, cioé ricontrattare a settembre un nuovo accordo. Un accordo che sia imperniato non tanto sul marketing (anche quello) ma sull’ampliamento degli impianti, la espansione dei volumi produttivi nel cioccolato e in nuove produzioni diversificate e, come minimo, sul mantenimento degli attuali posti di lavoro. O, forse anche, pensando con realismo che Nestlé é sempre meno interessata alle sorti della Perugina, bisognerebbe cominciare a pensare a un nuovo interlocutore che mantenga a Perugia la sua fabbrica del cioccolato. Non per la storia che é passata, ma per il futuro della cittá.

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