Il parco spezzato

Il parco spezzato

13.06.2017 - 12:56

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Il nome brasiliano di Chico Mendes, nella patria di Umbria Jazz, può far pensare a quello di un musicista. E invece, Francisco Alves Mendes Filho, di tuttaltro si occupava. Era un sindacalista, per un periodo dedito alla politica, con spiccati interessi e impegno ambientalisti. L’impronta che la sua figura ha lasciato alla storia è quella di combattente per la difesa della foresta amazzonica dal disboscamento voluto dai latifondisti della regione di Brasilèia e di organizzatore delle lotte contadine per la difesa del verde e il miglioramento delle loro condizioni di vita e lavoro. Cullava l’idea, un po’ utopistica, che cercò di mettere in pratica come amministratore della città dove era nato e viveva, Xapuri, di un governo fatto di democrazia diretta e assembleare. Ha pagato i suoi ideali con l’omicidio di cui fu vittima, nel 1988 a 44 anni, su mandato, così stabilì il tribunale, di uno di quei grandi proprietari che aveva contro.
Il suo nome, nel mondo, è diventato uno dei simboli dell’ambientalismo e ad esso, in molte città del nostro Paese, sono stati dedicati e intitolati aree verdi e parchi pubblici. E’ il caso di Perugia dove il parco Chico Mendes, zona Madonna Alta, è uno dei più vasti, importanti e frequentati della città. Un vanto per Perugia, un polmone verde in un’area cruciale, congestionata, ad alto tasso di urbanizzazione e con il pregio, non marginale nel capoluogo umbro, di essere esteso e totalmente pianeggiante.
Oggi il parco Chico Mendes è al centro della bufera. Si è costituito un comitato spontaneo di cittadini che ha dato corso alla raccolta di firme (per ora se ne contano alcune centinaia) in calce a una petizione. Che chiedono? Che non si dia corso al progetto di costruzione all’interno (anzi, per la verità, al centro del parco) di un Centro direzionale e multiservizi che dovrebbe occupare l’area attigua allo stabile già esistente di Villa Nanni, in aggiunta a quest’ultima. In tutto (i lavori sono già iniziati) sarebbe una costruzione di oltre 4mila metri cubi, che verrebbe adibita in parte a residenza o clinica per anziani (Villa Nanni), in altra parte, dalla forma (a giudicare dalle foto esposte sul cantiere) avveniristica tale da sembrare il palazzo di vetro dell’Onu in miniatura, a uffici e servizi. Quattromila metri cubi alludono non solo ad un complesso di ragguardevoli dimensioni, ma il fatto stesso che esso e le funzioni che sarà chiamato a svolgere possano essere collocate al centro di un parco che ospita tutt’altro genere di attività (il contatto con la natura, lo svago di bimbi e anziani, le passeggiate, il cicloturismo) genera non poche perplessità, anzi lascia di stucco il pensiero stesso che si possa pensare di far convivere funzioni così diverse tra di loro.
Per di più, e questo costituisce a buona ragione motivo ulteriore di preoccupazione e dissenso dei frequentatori del parco, il Centro Direzionale e multiservizi porterà, come corollario, la realizzazione di una strada di collegamento con la via Cortonese con conseguente possibilità di accesso alle auto che attualmente è naturalmente vietato. Ulteriore conseguenza sarà la realizzazione di uno o più parcheggi (si parla di un’area con addirittura 200 posti macchina).
Ci vuol poco a capire che la nuova struttura è destinata a cambiare la natura del parco o, meglio, che esso non sarà più tale, drasticamente ridimensionato in una ben più ristretta area verde a monte del nuovo edificio. Adesso si aprirà un processo al passato, perché l’autorizzazione a costruire viene sostanzialmente dalla precedente amministrazione e al presente, perché la nuova Giunta avrebbe dovuto e potuto mettere nuovi vincoli e risparmiare la beffa di "inaugurare", non più di tre mesi fa, la parte di parco che ora sarà compromessa. Comunque sia rimane l’amara costatazione che l’idea di una città del cemento, a Perugia, non muore mai.

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