La sinistra in ordine sparso

La sinistra in ordine sparso

14.02.2017 - 13:35

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Certo che a trasformare una vittoria in una sconfitta, o comunque non goderne compiutamente dei benefici ce ne vuole! E' un'impresa quasi disperata, che sta forse riuscendo alla sinistra italiana. Dunque, ricapitoliamo. C'è stato un referendum che ha segnato un successo (in qualche modo memorabile) della sinistra esterna ed interna al Pd "ufficiale" di Renzi, tanto da costringerlo ad andarsene. Ora, intendiamoci, la vittoria del No non è attribuibile alla sola sinistra (reca vari "segni" anche contraddittori tra di loro) ma ad essa la sinistra ha certo portato un contributo non del tutto trascurabile. La vittoria del No ha avuto dei contenuti "valoriali" di fondo (la difesa della Costituzione e della democrazia) ed in essa si è espressa, in dimensioni anche inaspettate, una insoddisfazione e una protesta verso una politica di stampo liberista e il governo che la interpretava. In particolare si è manifestata la ribellione di gran parte del Paese e delle classi lavoratrici e meno protette per la condizione sociale negativa nella quale sono costrette. Conseguenza logica di queste considerazioni, se hanno un fondamento, è che le varie componenti, che hanno condiviso i diversi punti della comune battaglia referendaria, avrebbero dovuto trovare lo stimolo e la spinta ad avvicinarsi ulteriormente tanto sul piano della proposta politica, quanto su quello della struttura organizzativa. Insomma l'idea di mettersi in qualche modo tutti insieme (smussando anche qualche angolo) in un nuovo partito o, come si suol dire, in un nuovo "soggetto", che riempisse il vasto campo attualmente deserto che, come si è visto, esiste alla sinistra del Pd, avrebbe dovuto trarre coraggio e nuova linfa. Ora, questo non sta accadendo. Alla vittoria referendaria i vari spezzoni della sinistra che pure, in questa come in altre occasioni, hanno dimostrato di condividere, più o meno, gli stessi programmi e di avere in comune valori portanti, hanno risposto con una babele di linguaggi e proposte politiche che rischiano di perpetuare una diaspora infinita quanto incomprensibile. Orientarsi in questa ridda di posizioni non è cosa agevole nemmeno per gli addetti ai lavori. La situazione è più mai ingarbugliata. Sinistra Italiana si prepara a celebrare alla metà di Febbraio il suo congresso fondativo. E' un tentativo nella direzione sopradetta di unificazione delle forze alla sinistra del Pd, aggregandone di nuove a quelle della disciolta Sel. Aveva sollevato speranze e aspettative. L'unico problema è che il neo partito si è diviso prima ancora di cominciare il Congresso, con una parte, quella che potremmo definire "filo Pd" che non vi parteciperà, per ricongiungersi, probabilmente, con il movimento (quanto consistente?) nel frattempo fondato dall'ex sindaco di Milano Pisapia, di cui sono note le posizioni di "vicinanza" a Renzi. La sinistra Pd, ultimamente, un giorno minaccia la scissione e l'altro no. L'idea, che per la verità appare così irrealistica da divenire patetica, è quella, attraverso un congresso, di "riconquistare" il partito. Nell'attesa D'Alema, che è quello che sembra con un più piede più fuori che dentro, ha fondato un suo movimento e si muove in una prospettiva politica che è però diversa e incomunicante con quella indicata da Bersani che, a sua volta, si differenzia da altri "leader" dell'area. Insomma, ognuno pensa e dice la sua. Quanto a Rifondazione comunista, ha fissato il suo Congresso e mira a conservare gelosamente se stessa (o quel che ne rimane) seppure, dice, in un rapporto unitario con gli altri, mentre un altro raggruppamento è impegnato nel tentativo di ricostruzione del Partito Comunista. Dell'aggregazione di Civati, "Possiamo", sembrano essersi perse le tracce, però prosegue il suo cammino (se ci sarà) isolato. Domanda. Perché in Italia è impossibile fare quello che, con discreto successo, è stato fatto in altri Paesi europei con aggregazioni unitarie della sinistra? E' irrealistico pensare ad una unificazione "culturale"? D'accordo, ma un soggetto programmatico, legato da uno stringente patto di unità di azione, parrebbe ad una ragionevole portata. Se non si fa ora, quando?

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