Politica confusa e sinistra

Politica confusa e sinistra

07.02.2017 - 12:21

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Certo che seguire e, soprattutto, capire la politica di oggi è una bella impresa! Lo è per gli addetti ai lavori, figurarsi per il cittadino "normale". Il voto referendario ha, come si usa dire, "rimesso in moto il quadro politico". Era lecito attenderselo. Ma lo ha fatto generando una fase confusa, della quale si stenta a trovare il bandolo della matassa e nella quale la frammentazione (e anche spesso la scarsa trasparenza) di linguaggi, posizioni e proposte tra e all'interno delle stesse forze politiche, allontanano la soluzione dei problemi e gettano nello scompiglio il frastornato spettatore dei talk show televisivi o i lettori dei giornali, che ospitano la babele di linguaggi, supposizioni e proposte dei leader o presunti tali o dei commentatori (questi ultimi quasi sempre quelli) che vengono invitati a dire le loro opinioni. Per la verità la situazione è fatta non solo di confusione, ma anche di incongruenze. Quella più lampante è costituita dal fatto che ad un voto referendario nel quale, per giudizio pressoché unanime, insieme o forse più del rifiuto di una modifica costituzionale, si è espressa una insoddisfazione e una protesta verso un governo e la sua politica (quella di Renzi) si sia risposto riproponendo, sostanzialmente, un governo e una politica fotocopie di quelle precedenti. Ma, tornando al caotico dibattito "politico" di queste settimane, l'unica cosa che appare chiara è che il suo argomento principe è lo svolgimento o meno in data ravvicinata delle elezioni politiche. Ora, che nell'Italia di oggi, questo possa essere l'argomento non solo più importante, ma addirittura esclusivo, appare sconcertante. Se, come detto, il governo e la politica precedente hanno fallito, al primo punto dell'ordine del giorno bisognerebbe mettere l'analisi della situazione del Paese e, anche da punti di vista di differenti che riflettano la posizione dei diversi partiti, i nuovi programmi da applicare per affrontare la crisi del Paese. Ci sono inoltre numerose "emergenze", dalla ricostruzione dal terremoto, alla eventuale "manovrina" di aggiustamento dei conti pubblici richiesta dall'Europa (qualcuno, e chi?, la dovrà pagare) e altre ancora che dovrebbero essere definite e contenute in un organico programma sul quale chiedere, indipendentemente dai tempi, l'opinione e il giudizio elettorale dei cittadini per avere il mandato a governare sulle basi proposte. Pensare al voto a prescindere dai contenuti lascia intendere solo una lotta per appropriarsi o riappropriarsi del potere. Comunque sia la "confusione" politica conseguente all'esito del referendum ha aperto per la sinistra una grande occasione. Saprà sfruttarla? E di che occasione si tratta? E' molto semplice. Quello che sembrava l'ostacolo principale alla ricostruzione o, per meglio dire, al tentativo di ricostruzione in Italia di una forza di sinistra degna di questa nome sembra sul punto di cadere. Prende consistenza l'ipotesi di scissione nel Pd. D'Alema è più fuori che dentro, Bersani non giura più fedeltà eterna, la sinistra Pd nel suo complesso sembra stare , specie nel caso di precipitazione elettorale, con le valigie in mano per lasciare il partito. Questo renderebbe finalmente possibile il ricongiungimento con la costituenda Sinistra Italiana e altre forze della cosidetta sinistra radicale per costituire un soggetto politico accreditabile di un peso politico e di una consistenza elettorale apprezzabili. Evviva!, direbbero in molti. Sono elettori o ex elettori delusi del centro sinistra e, soprattutto, persone appartenenti a culture oscurate e fasce sociali, quelle operaie o più deboli, che non hanno più voce e rappresentanza nel sistema politico istituzionale. Vista così sembra facile; ma forse è bene, almeno per ora, gettare acqua sui bollenti spiriti. L'impresa ha e avrà difficoltà. Oggettive e, forse soprattutto soggettive. Ma è bene che i protagonisti sappiano che, se non è già passato, questo è l'ultimo treno per la ricostruzione di una sinistra in Italia.

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