L'impalpabile M5S umbro

Leonardo Caponi

L'impalpabile M5S umbro

24.01.2017 - 10:50

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L'Antipolitica, termine relativamente nuovo, è ambiguo e, alfine, bugiardo. Nel senso che è in parte originato e contiene un elemento di verità, il decadimento della politica odierna e di una nutrita schiera dei suoi protagonisti, ma nel contempo generalizza e assolutizza questo elemento di verità fino, di fatto, ad essere funzionale non al cambiamento, ma alla conservazione dell'ordine esistente, che si intenderebbe al contrario mettere sotto accusa. Il rifiuto tout court della politica e la criminalizzazione di "tutti" i politici, divenuti senso comune largamente maggioritario nel nostro Paese, sono un'idea sbagliata, perché non corrispondente a verità. C'è la buona politica e c'è la cattiva politica. Ci sono buoni politici e cattivi politici. Dipingere un quadro solo con i colori dell'intrigo, della corruzione e della incompetenza sembra fatto apposta per permettere di mantenere il potere a chi ce l'ha. Se infatti non c'è alternativa e tutti sono uguali, a che serve votare per qualcun altro diverso da chi già comanda? O, addirittura, a che serve votare?
Ora, in realtà la questione è complessa. Perché è vero: le distanze ideali tra i partiti, con particolare riferimento a quella tra destra e sinistra si sono molto raccorciate, fin quasi giungere ad annullarsi. Anche le differenze programmatiche, che insieme alle diversità ideologiche infiammavano i dibattiti di un tempo, sono sopite. La politica italiana pare agire sotto stretta dettatura del pensiero unico dominante, quello liberista, e dei suoi omologhi, il rigorismo economico e il monetarismo di stampo europeo. Insomma il cammino da compiere è segnato in modo apparentemente irremovibile. L'interrogativo del cittadino elettore sulla effettiva utilità del suo voto e, soprattutto sulla capacità di quest'ultimo di cambiare la sua condizione, appare, dunque, più che giustificato. Ma, forse il "cuore" dell'antipolitica è proprio questo. Essa, l'antipolitica, è figlia di una grande e ben riuscita operazione politica. "Spostare" l'insoddisfazione e il malumore della gente dalle scelte sbagliate di chi governa e quindi da chi quelle scelte compie, alla politica nel suo complesso. Visto in una ottica di conflitto sociale, si potrebbe dire che l'antipolitica è stato ed è tuttora un formidabile strumento col quale i gruppi dominanti mantengono il loro potere e fanno "sfogare" la rabbia dei ceti subalterni non sulle ragioni (economiche, sociali, culturali, territoriali) che determinano il loro stato, ma sul sistema politico nel suo complesso, in modo tale che le cose rimangano così come sono. Il Movimento 5 Stelle è nato come prodotto ed è stato a lungo strumento dell'antipolitica. Se gli si dice, si arrabbiano. Rivendicano il merito, anzi, di avere costituito un movimento che ha sottratto fasce di elettori al disimpegno o peggio ad una potenziale ribellione. Se ne può discutere; rimane il fatto che le sue fortune (che l'hanno portato a gareggiate per il primato tra le forze politiche italiane) sono state (e lo sono tuttora) basate più sui demeriti degli altri che sui meriti propri. Però (forse anche per i problemi che hanno in giro) i cinquestelle sono al centro, nel bene o nel male, del dibattito nazionale. L'unica terra nella quale sembra che non esistano è l'Umbria. Qui da noi la loro presenza è impalpabile. Fanno, quando si sente, un'opposizione fiscale, ma poca o niente politica. Sembra incredibile, ma in Umbria, il competitor del Pd è rimasto quel centro destra che in Italia quasi non esiste più. Colpa dell'informazione che trascura il Movimento? O di un' Umbria che un noto intellettuale giornalista definì sonnacchiosa, dove le novità della politica sono spesso in ritardo rispetto ai tempi nazionali? Mmh! Forse né l'uno, né l'altro. E' che un conto è dire male della politica quando la fanno gli altri, un altro farla da protagonista. Ma soprattutto è impresa difficile formare una classe dirigente.

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