Al capezzale di Fontivegge

Leonardo Caponi

Fidel eroe o dittatore?

06.12.2016 - 10:19

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Cuba va vista, senza le lenti della compiacenza, ma anche senza quelle dell'ostilità preconcetta. Sono struggenti le atmosfere del Malecon (il lungomare) dell'Avana, specialmente all'ora del tramonto, sia che lo si guardi dalla "hermosa" terrazza verde de l'Hotel National, sia che, dal punto esattamente opposto, il Castello del Morro, si veda la sfera infuocata lentamente immergersi nelle acque lontane del Golfo del Messico. In certe istantanee e in certe ore è un immagine quasi svogliata e malinconica quella che viene dai tipici palazzi colorati sulla strada che una barriera di pietre e un muro di cemento grigio separano e riparano dalle acque dell'oceano. In realtà è l'istantanea di un luogo in cui il tempo sembra fermo o più lento, volutamente lontano dai ritmi e dalla frenesia affaristica della vita che in occidente siamo abituare a vedere e subire. All'interno, dietro a quegli edifici, molti dei quali sono finalmente restaurati tornando all'antica bellezza, ma altri, sempre meno per fortuna, rimangono scheletri in attesa di essere rimessi in sesto, si stende la città vecchia. Lì si incontra il popolo cubano. Palazzi poveri e spesso decadenti, strade e vicoli pieni di buche, ma gente allegra, aperta, disponibile, ospitale. La competitività del nostro modo di vivere e del nostro mondo è lontana. C'è una generosità, e, come dire?, una ingenuità (adesso per la verità un po' meno da quando si sono aperti i canali del turismo di massa) di cui, dalle nostre parti, si sono perse le tracce. Quello cubano è un popolo gioviale e felice. E' solo il suo carattere "naturale"? O c'è qualche cosa di più? Cioè esistono condizioni ambientali, culturali e di vita che esaltano il suo modo di essere? Chi descrive Cuba come una caserma o, peggio ancora, come una galera, o non l'ha mai vista o è in cattiva fede. Totalitarismo spietato, dittatura feroce? Un popolo piegato e rassegnato che aspetta di essere liberato dalla "democrazia" made in Usa? Mah!, l'allegria che appare all'occhio e all'orecchio, anche attenti e vigili del viaggiatore, fa sembrare tutto il contrario.
Fidel Castro è morto. E' durato, insieme a una parte del gruppo dirigente che fece la rivoluzione, 50 anni. Forse troppi. Ma, a ben vedere questa straordinaria longevità politica, oltre che alla tradizione latino americana del caudillo e alla forza del personaggio, ha due, per così dire, "segreti": il primo è stato la violenza, progressivamente irragionevole, dell'assedio americano. L'essere in una guerra continua ha impedito un fisiologico ricambio nelle file dei dirigenti e governanti cubani. Il secondo motivo è che a Fidel e a coloro che con lui hanno diretto il Paese, tutto si può rimproverare, meno che non l'essere profondi conoscitori degli umori popolari e la capacità di stare in sintonia con essi.
La Rivoluzione cubana ha avuto e conserva basi di massa reali nel Paese. Cuba era la casa di tolleranza dei ricchi americani, terra di dominio delle imprese zuccheriere statunitensi e il regno delle scorrerie e degli affari della mafia americana. Se prevalesse una certa "democrazia" che invocano esuli e (isolati) dissidenti, non diventerebbe un Paese libero, tornerebbe sotto il dominio delle multinazionali. Negli anni della rivoluzione l'isola ha acquistato la dignità di un Paese sovrano, resistito a un blocco economico durissimo, raggiunto conquiste sociali e civili inimmaginabili per una nazione del terzo mondo e, in qualche caso superiori a quelle di Paesi del primo mondo. Fidel e Cuba furono gli animatori del Movimento dei Paesi poveri o in via di sviluppo, che tentavano di liberarsi dal dominio coloniale e neocoloniale e dallo strozzinaggio economico imposto dal ricco Occidente. Castro è stato punto di riferimento e speranza per milioni di persone nel pianeta nella loro lotta di emancipazione dalla servitù e dal bisogno. Non è stato un eroe senza macchia, privo di colpe ed errori. Ma ha il diritto ad essere ricordato come un rivoluzionario che ha sperato e tentato di cambiare il mondo.

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