E' tutta colpa di Boccali?

Leonardo Caponi

E' tutta colpa di Boccali?

22.11.2016 - 10:41

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E’ un vero peccato che una riflessione sulla sconfitta del centrosinistra alle ultime elezioni comunali a Perugia sia stata proposta singolarmente da uno dei protagonisti sebbene probabilmente il più importante e non invece o non anche invece, come da tempo avrebbe dovuto essere, dal partito, inteso come soggetto collettivo, chiamato in causa da quella sconfitta. Il Pd l’ha sempre derubricata senza commenti o tuttalpiù attribuita alla mancanza di un tempestivo quanto fantomatico “cambiamento” di marca renziana (fantomatico nel senso che non se ne sono mai detti la sostanza e i programmi amministrativi), cambiamento che, pur semplicemente declamato e rimanendo ermetico nei suoi contenuti, sarebbe, a giudizio del vertice democratico attuale, la carta vincente per la riconquista del Comune.
Il libro intervista dell’ex sindaco, “E’ tutta colpa di Boccali?”, presentato la settimana scorsa non è privo di spunti di riflessione politica ma, come è anche comprensibile, indulge molto nel racconto dei retroscena segreti o presunti tali, nella descrizione delle figure del gruppo dirigente democratico, delle loro parti in commedia, dei loro conflitti, dei loro accordi e “tradimenti”. Beh, la prima cosa che balza agli occhi è che il “ciclone” renziano che avrebbe dovuto mandare in soffitta le vecchie pratiche della politica e rendere partecipate e trasparenti le decisioni è stato un completo fallimento. Intendiamoci; lotte e pratiche poco nobili all’interno dei gruppi dirigenti ci sono sempre state, ma quelle di un tempo se non altro avevano il pregio di poggiare su un alto grado di partecipazione popolare e di militanti alla vita politica. Oggi dominano oligarchie e leader espressione di potentati legittimati non da un consenso ideale, ma dalla detenzione di spazi più o meno rilevanti di potere e/o di protette enclave territoriali.
Ora, il rischio del libro di Boccali è che esso, al di là forse delle intenzioni, incentivi una visione, come dire?, “personale” della sconfitta di Perugia, e scateni reazioni e rimpalli di responsabilità individuali. Sarebbe un errore. A Perugia non ha perso una o più persone, è stata battuta una politica e contestato il modo di essere di un partito arroccato in un sistema di potere chiuso e intollerante alla critica. E’ stato bocciato un modello di sviluppo, fondato su un eccesso di cemento, che ha portato alla desertificazione del centro storico e allo sviluppo abnorme commerciale e urbanistico delle periferie. Se, al posto di Boccali, si fosse candidato qualcun altro o qualcun’altra, avrebbe vinto? La risposta a questo interrogativo non è facile né certa. Ma, anche in caso affermativo, cioè che avesse vinto, non avrebbe fatto altro che rinviare un conto che, prima o poi, avrebbe dovuto essere pagato. I segni di un allentamento del legame tra la città e l’amministrazione, di una crisi di fiducia e di consenso dei perugini e degli elettori di centro sinistra verso Palazzo dei Priori erano parsi evidenti già prima elezione di Boccali. E’ quella che l’ex sindaco chiama una rottura della connessione sentimentale col popolo perugino. Hanno lasciato il segno decisioni e scelte amministrative specifiche sbagliate, che Boccali segnala, come il buco di bilancio o la installazione dei Tred o, ma su questo l'autocritica dell'ex sindaco è meno convincente, una cattiva gestione del tema sicurezza, di cui prima è stata lungamente negata l'esistenza e poi presentato principalmente come un problema di polizia, scollegato dai processi di espansione urbana della città.
Per “riconquistare” Perugia, operazione che si presenta non facile, da questo tipo di analisi occorre probabilmente ripartire. Un buon candidato o una buona candidata non saranno sufficienti, senza l’elaborazione di una politica che proponga un nuovo modello urbano, da contrapporre alla destra, fondato sulla limitazione del cemento, il recupero e la riqualificazione dell'esistente. Ma il Pd, è su questa lunghezza d’onda?

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