L'esercito a Fontivegge

L'esercito a Fontivegge

08.11.2016 - 11:53

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Una idea più balzana di questa non avrebbe potuto esserci: l’esercito a Fontivegge. A fare che? A presidiare un obiettivo sensibile da un possibile attacco terroristico? Per una missione di peacekeeping tra il Bellocchio e il resto del quartiere, in guerra tra loro? Per allestire checkpoint e postazioni blindate con armi pesanti in funzione anti bande di narcotraffico? A decretare e far rispettare il coprifuoco in certe ore del giorno e, soprattutto, della notte? No, naturalmente niente di tutto questo.
La militarizzazione di Fontivegge Bellocchio non servirebbe assolutamente a nulla se non, ahimè!, a mettere in cattiva luce un'area nevralgica della città e dare della stessa città una pessima immagine. Ne abbiamo già persi tanti di studenti per la cattiva fama che Perugia ha dovuto subire dopo la tragica vicenda dell’omicidio di Merediht Kercher!; ci manca adesso di far sapere in giro che la nostra città è così sicura e tranquilla da dover essere presidiata dall'esercito! Suvvia, non scherziamo! E, si abbia il senso delle proporzioni! Descrivere la periferia di Perugia che ruota intorno alla stazione ferroviaria, come una enclave della criminalità, una area in stato di guerra o d'assedio, una specie di Bronx o peggio ancora come una favela del Brasile, del Messico o della Colombia o, anche più semplicemente, come uno dei quartieri di frontiera di città del Sud del nostro Paese, è una cosa al di fuori della realtà. Fontivegge, certo, è tra le aree più problematiche, anzi, probabilmente, la più problematica in assoluto del capoluogo umbro. Le cause principali sono la presenza della stazione ferroviaria, i traffici che (come accade in tutte le città) ci girano intorno e uno sviluppo edilizio che ha caricato l'area di un eccesso di cemento (tra l'altro su una rete infrastrutturale inadeguata) e ha impedito il formarsi di una vita sociale. La situazione non va, per altro verso, minimizzata. La disgregazione alimenta la prostituzione, lo spaccio della droga, episodi di microcriminalità. Non sono infrequenti risse o scontri cruenti tra individui o gruppi extracomunitari. Ma tutti intendono che si tratta di fenomeni che possono e debbono essere combattuti dalla polizia e dai carabinieri e non con la presenza di una forza che assumerebbe una simbologia allarmistica e negativa e avrebbe effetti scarsamente o per nulla dissuasivi in relazione ai fenomeni che dovrebbe fronteggiare.
Tra l’altro una eventuale dislocazione dell'esercito non è affatto in sintonia con quel che chiede la gente che vuole sicurezza, ma non si è mai pronunciata per misure di questa natura. Sorprende e dispiace che, a quanto pare, la isterica e demagogica proposta di impiego delle forze armate, avanzata dalla Lega, sia stata condivisa e, per una certa fase, fatta propria dal Sindaco. La Giunta aveva cominciato bene, dando l'impressione di voler puntare, innanzitutto sulla socializzazione del quartiere. Questa strada viene ora interrotta? Così sembrerebbe. Mentre si dice si alle stramberie della Lega, In campo urbanistico si perpetuano e aggravano, le politiche del passato. La lottizzazione dell'area dell'ex tabacchificio aggiungerà altro inutile cemento ad un pezzo di città già saturo e con un'offerta edilizia sovradimensionata e in parte degradata. Non è difficile prevedere che avremo un nuovo desolato spazio di disgregazione che andrà ad aggiungersi a quelli esistenti. Fontivegge e il Bellocchio hanno bisogno di un'altra idea e di un'altra politica. Le parole chiave di essa sono riqualificazione urbana e urbanistica (stop a nuove costruzioni, valorizzazione e recupero del patrimonio esistente e delle zone di degrado) socializzazione, integrazione razziale. Quest'ultima è decisiva in un quartiere che, lo si voglia o meno, si presenta ormai, primo a Perugia, come compiutamente multietnico. Questa è la via concreta e imprescindibile per recuperarlo e renderlo più sicuro e vivibile. L'esercito, lasciamolo nelle caserme.

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