Il pantano di Renzi

Leonardo Caponi

Il pantano di Renzi

18.10.2016 - 10:36

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“Senza Renzi, saremmo ancora nel pantano!”. E' un mantra, ossessivamente ripetuto dai sostenitori del presidente del consiglio, nonché segretario del Pd al fine di magnificarne o valorizzarne l'azione politica e di governo. Ora c'è chi, forse per limiti di comprensione soggettivi, stenta a capire che cosa sia e in che cosa consista il pantano del quale si parla. Perché? Perché, vista e pensata dacchito, la situazione del dopo Renzi non pare così dissimile da quella preesistente. I renziani, avendo su questo punto conquistato una componente maggioritaria della attuale cultura politica, danno, per il passato, l'immagine, come dicono, di un "Paese bloccato", cioè un'Italia paralizzata da un sistema politico logoro e statico, i cui estenuanti immobilismo e trasformismo sarebbero stati la base del blocco dell'economia. Da quanto tempo durerebbe il "pantano"? Dai tempi del berlusconismo antiberlusconismo e quindi dei primi governi di centro sinistra o da fasi più recenti, quelle degli ultimi governi, Berlusconi, Monti e Letta? Anche questo non è facile comprenderlo, ma è tutto sommato questione marginale di fronte all'azione di un governo, quello di Renzi che, attraverso le "riforme", ha dato e sta finalmente dando una "scossa" all'Italia. 

Ma le cose stanno così? Ora, prima di rispondere a questa domanda, bisogna intendersi bene. Perché la discussione impostata nei termini di cui sopra è, per così dire, tutta interna alla cultura e al mondo liberisti, che dominano l'Italia e l'Europa. Chi ne è fuori e non li condivide, dei governi che hanno preceduto Renzi, critica non l'"inefficienza", ma le politiche che giudica antipopolari e negative da un punto di vista che, con un termine desueto, si potrebbe definire di classe. Ma, dal loro angolo visuale, Renzi e i renziani, hanno ragione? Il nuovo governo e il suo capo sono riusciti a imprimere al Paese quella svolta che sostengono? Beh, a guardare oggettivamente le cose, c'è molto da dubitarne. Anzi la risposta è no. Mai come oggi il sistema politico italiano viaggia nel pieno dell'''inciucio" e nella palude delle pratiche trasformistiche. L'esempio peggiore viene proprio dal governo. Renzi governa con gruppo di fuoriusciti della destra e si può oggi giovare, al Senato, del contributo, più volte rivelatosi determinante per la sua sopravvivenza, di un secondo gruppo, tra l'altro ancora meno 'trasparente" del primo, di ex centrodestra. Il Parlamento non è stato rinnovato, benché eletto con una legge dichiarata incostituzionale. Al suo interno prosperano ancora i passaggi di casacca individuali o di gruppo, generalmente espressione di meschini giochi di potere o di convenienze. Insomma, le vecchie pratiche della politica che si volevano abbandonare sembrano più in auge che mai. E le riforme? Renzi ha fatto quelle che l'immobilismo dei suoi predecessori non avevano consentito? Gioverà allora ricordare che la più importante "riforma" strutturale, quella delle pensioni, (uno dei provvedimenti più detestati dagli italiani) fu opera del governo Monti. Quanto allo stato generale dell'economia, le cose andavano male prima di Renzi e continuano ad andare male con Renzi. Dov'è, dunque, il "cambio di verso" che era stato promesso? Tra l'altro questa guerra dei decimali in corso sul Pil e altre grandezze socioeconomiche diventa surreale. Il governo sostiene che la recessione è superata, "l'Italia è ripartita", ma in realtà i dati dicono che continua ad essere alle prese con una crisi produttiva e occupazionale (oltre che politico istituzionale) della quale non si vede la fine. Le virtù salvifiche di Renzi, che secondo i suoi sostenitori giustificano la sua ascesa al potere e ne rendono auspicabile la permanenza, non si sono manifestate. Se il sistema palude era, palude è rimasto. Anzi.

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