Ci vuole un piano del lavoro

Leonardo Caponi

La bellezza segreto del futuro

02.08.2016 - 11:24

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Dunque il Pd dell'Umbria ha iscritto nella sua agenda politica una nuova categoria: la bellezza. Lo ha fatto in un convegno nella cornice di una splendida Sala al Colle del Cardinale di Perugia di fronte a quel pubblico di "elettori del nuovo" (imprenditori, professionisti, media borghesia, qualche intellettuale) che costituiscono la sua base sociale e il suo odierno punto di riferimento. Insieme ai vertici del partito sono intervenuti nella veste di relatori, nomi di spicco dell'imprenditoria illuminata e delle organizzazioni di categoria delle quali fanno parte, pubblici amministratori e, come si dice?, qualcuno/a "che ce l'ha fatta". La bellezza della quale si è parlato non è naturalmente quella fisica delle persone, ma di quel che c'è da fare. Essa dovrà essere la "cifra" dello sviluppo futuro. Bisogna fare ammenda di molte scelte sbagliate del passato che, nei più diversi campi, hanno provocato gravi ferite all'armonia delle cose in nome di malintese o reali esigenze dello sviluppo. Da questo momento tutto dovrà essere bello. E' stata annunciata una legge per il prossimo autunno che farà dell'Umbria la prima regione in assoluto dotata di una normativa in proposito. E' facile immaginare che, dopo questo convegno, Bellezza andrà a fare con Cambiamento la coppia taumaturgica del nuovo linguaggio e di un nuovo vocabolario della politica, quelli di matrice renziana, dove la leggiadria del nuovo, (non importa se non ben definito o addirittura astratto e fine a se stesso) sconfiggerà il vecchio ordine delle cose. Ora, pensare a questo convegno dedicato all'estetica fa uno strano effetto: intanto perché pare singolare che il maggior partito di governo, principale estimatore e sostenitore del suo modo di amministrare e conseguentemente delle qualità e delle virtù della regione ponga, con grande energia come è stato fatto, l'esigenza di una svolta. C'è il riconoscimento implicito che le cose non vanno bene? Eppure l'Umbria è stata ed è la terra dei Piani: urbanistici, paesaggistici, ambientali, rurali, sanitari, culturali, commerciali, industriali; ce ne è un'infinità e per tutti i gusti. Sono stati fatti per rendere armoniche le pratiche di governo e, come dire?, "gradevoli" i loro effetti concreti. Hanno fallito? Certo, è doverosa una riflessione sulla qualità dello sviluppo dell'Umbria e delle sue città particolarmente negli ultimi due decenni. Ma, In questo caso il problema non sarà risolvibile con una nuova singola norma, col rischio che sia omnicomprensiva, generale e generica, ma richiederebbe un generale ripensamento e un complesso organico di nuove politiche a livello regionale e locale.
Ma la cosa che colpisce di più è che Il convegno, calato nell'attualità, è sembrato rappresentare una realtà virtuale giustapposta a quella effettiva. L'Umbria di oggi è fatta, purtroppo, di molte cose "brutte"; la crisi, la disoccupazione e la precarietà del lavoro, la sofferenza sociale, i mille problemi di ogni giorno dei cittadini, anche di quelli che stanno meglio, il malessere diffuso e la rassegnazione della gente. Se non si parte da qui non si capisce di cosa e a chi parli la politica. Della bellezza? La sua idealizzazione, ha il sapore dell'estraneazione dalla realtà e della fuga in avanti. Finisce quasi per essere vissuta come una presa in giro da quella parte grande di pubblico che capisce che un metafisico culto del bello è insulso e forse fuorviante rispetto a problemi elementari e prioritari come le risorse pubbliche, il lavoro, la sicurezza sociale, il rispetto dei diritti fondamentali (non solo nel lavoro) che sono compromessi o insufficienti. Per il futuro dell'Umbria la bellezza da sola non basterà, ma ci vorrà qualcosa di politicamente più solido e concreto.

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