Racchettopoli, il pm ha chiesto tre anni per Goretti

Roberto Goretti

IL CASO

Racchettopoli, il pm ha chiesto tre anni per Goretti

29.12.2017 - 10:52

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Con oltre un anno di dibattimento alle spalle è arrivato alle battute finali il processo di primo grado nato dall’inchiesta “Racchettopoli”. All’alba del 2018 è attesa la sentenza. Prima di Natale, nel Tribunale di Cremona, si è tenuta l’ultima udienza dedicata alle richieste delle parti.

LE RICHIESTE Condanna a 3 anni per il direttore dell’area tecnica del Perugia, Roberto Goretti, 2 anni e 8 mesi e 2 anni e 6 mesi ai tennisti Daniele Bracciali e Potito Starace. Queste le richieste di pena del pm Carlotta Bernardini (arrivata dopo il pensionamento di Roberto Di Martino) nei confronti dei tre imputati del procedimento sulle presunte combine nel tennis. L’accusa è di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva, in particolare a manipolare una pluralità di partite di tornei internazionali. Nel processo (presieduto dal giudice Francesco Beraglia con a latere i colleghi Giulia Masci ed Elisa Mombelli) Goretti è stato difeso dall’avvocato Antonio De Rensis, Bracciali dai legali Filippo Cocco ed Alberto Amadio e Starace dall’avvocato Simone Maina. Tutti hanno chiesto l’assoluzione per i propri assistiti.
DIFESA“I testimoni chiamati in aula, e questo è provato dai verbali, hanno detto che Goretti non ha fatto alcuna azione per porre in essere alcun tipo di associazione a delinquere”. Così l’avvocato del dittì del Perugia, Antonio De Rensis, già legale della famiglia Pantani. “Poi è chiaro che decidono i giudici - ha aggiunto - ma i testimoni questo hanno detto, tutto qui”. La sentenza sarà emessa il 9 gennaio prossimo. Comunque sia il procedimento non dovrebbe andare oltre il primo grado di giudizio perché entro la fine del 2018, a ottobre, interverrà la prescrizione. “Ma noi vogliamo l’assoluzione, non la prescrizione”, ha concluso De Rensis.
ACCUSA Secondo l’impianto accusatorio le scommesse sul tennis si sarebbero svolte dal 2007 all’estate del 2011 e l’inchiesta, nata da una costola del calcioscommesse, si basa su un presunto giro di match truccati che la Procura di Cremona ha ricostruito attraverso una serie di intercettazioni e conversazioni Skype. A dare il via alle combine sarebbero stati il commercialista bolognese Manlio Bruni e Goretti, sfruttando l’amicizia con Bracciali che avrebbe poi allargato lo scenario fino a Starace. Sono usciti dal procedimento patteggiando la pena lo stesso Bruni (un anno e dieci mesi) e gli altri due commercialisti Francesco Giannone (un anno e 8 mesi) ed Enrico Sganzerla (8 mesi).
PARTI CIVILI L’International Tennis Federation Limited ha chiesto un milione di euro di risarcimento e 100.000 euro di provvisionale. Le altre parti civili nel processo, il Coni e la Fit, hanno chiesto un risarcimento di 30.000 euro a testa e 10.000 di provvisionale. Parte offesa è la Tennis Integrity Unity.

Domenico Cantarini

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