Racket delle elemosine: "Minacciati e costretti a pagare il pizzo"

Assisi

Racket delle elemosine: "Minacciati e costretti a pagare il pizzo"

31.01.2015 - 21:44

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Sono finiti sotto inchiesta per rapina ed estorsione. Ma nel procedimento penale a loro carico aleggia la pesante ombra del racket delle elemosine, sempre più di moda soprattutto nelle grandi città del nord Italia e non solo.

Con l’accusa pronta a sostenere quella che può essere definita una vera propria “organizzazione”. Capace, sempre secondo le tesi del pubblico ministero, di “intimidire e sfruttare i mendicanti che erano soliti frequentare il piazzale della Basilica di Santa Maria degli Angeli. Con tanto di richiesta di percentuale negli incassi”.

I fatti presi in esame nel corso del processo risalgono in particolare a circa un anno fa. Quando si verificò un grave episodio. Vittima una persona con handicap, costretta alla sedia a rotelle. Che, secondo quanto riportato dal capo d’imputazione, “fu presa a calci e pugni e minacciata di morte, con i due stranieri che in concorso tra loro gli avrebbero poi strappato il marsupio contenente circa 350 euro in contanti. E non era la prima volta”.

Ma c’è di più. Molto di più. Con alcuni episodi descritti in aula che dimostrano come quella attività di mendicità e di accattonaggio era finalizzata “ad assicurarsi un vero e proprio monopolio nell’attività stessa in tutta l’area di Santa Maria degli Angeli”.

Un popolo di disperati con la mano sempre puntata soprattutto sui turisti “che venivano allontanati con violenza dal ‘posto di lavoro’ se non avessero provveduto a pagare una percentuale del riscosso”. Sempre con le solite minacce di morte e facendo leva sulla collaborazione di altri complici. Insomma, mendicanti messi all’angolo con le cattive maniere, con tanto di avvertimento finale. Continuando la ricostruzione dell’accusa, “i due sottolineavano a più riprese che la zona era sotto il loro controllo e che godevano pure della protezione delle forze dell’ordine locali, agendo sempre dietro intimidazioni e con più persone”. Nell’ultimo round dibattimentale, la difesa (rappresentata dall’avvocato Gianni Dionigi) ha cercato in tutti i modi di “allontanare l’ipotesi dell’organizzazione e quindi del racket”. Chiamando a testimoniare soggetti che in qualche modo hanno avuto a che fare con i due rumeni. A partire da una donna, che spesso si recava fuori dalla Porziuncola per racimolare qualche moneta. “Mai sono stata avvicinata dai due e mai sono stata invitata con la forza a farmi da parte”, ha riferito davanti al giudice. “E in quella piazza ci sono stata diverse volte”. Ma siamo solo alle prime battute. La lista dei testi è lunghissima. Lo scontro in aula è quindi destinato a proseguire.

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