Momenti di paura
per il vescovo Sorrentino
in viaggio in Amazzonia

ASSISI

Momenti di paura
per il vescovo Sorrentino
in viaggio in Amazzonia

Il presule a fianco dei Cappuccini, che la diocesi sostiene a favore di una popolazione indigena a rischio scomparsa, si è trovato venerdì mattina alle 8 ora locale, in una situazione di precarietà. Diretti in barca verso Tabatinga, sul fiume Solimoes, il motore è entrato improvvisamente in avaria

15.02.2014 - 13:02

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Continua con entusiasmo nonostante qualche difficoltà e un po’ di paura il viaggio in Amazzonia della delegazione della diocesi di Assisi-Nocera Umbra e Gualdo Tadino guidata dal vescovo monsignor Domenico Sorrentino. Il gruppo, partito domenica scorsa nell’ambito del progetto Javarì, programma caritativo-missionario, a fianco dei Cappuccini, che la diocesi sostiene a favore di una popolazione indigena a rischio scomparsa, si è trovato venerdì mattina alle 8 ora locale, in una situazione di precarietà. Diretti in barca verso Tabatinga, sul fiume Solimoes, il motore è entrato improvvisamente in avaria; tutto intorno tronchi trasportati dalla corrente per il temporale notturno. Frei Paolo, che era alla guida della piccola imbarcazione, è riuscito a contattare due barche, che sono arrivate in soccorso. E' seguito il tutt'altro che facile trasbordo. Fortunatamente tutta la delegazione ora è in sicurezza nella casa del vescovo dell’Alto Solimojes, Mons.Alcimar Magalaes. “E’ la testimonianza della grande precarietà vissuta dai nostri frati e dalla popolazione locale – ha commentato monsignor Sorrentino – “.
E' seguito poi l'incontro con suor Patrizia che ha illustrato la difficilissima situazione degli indios che si trovano al confine tra Colombia Perù e Brasile e delle problematiche connesse alla diffusione di droga, prostituzione, pedofilia, traffico di organi. Nel pomeriggio c’è stata la visita all’isola di Santa Rosa in Perù e a Leticia in Colombia dove c'è stato l'incontro di monsignor Sorrentino e della delegazione con il vescovo locale monsignor Joses Jesus. Nonostante l’inconveniente sul fiume la missione vuole essere la testimonianza vera e reale del messaggio di Papa Francesco di “andare nelle periferie” e portare la speranza in Sud America, una delle zone del mondo più povere al mondo dove esiste una vera emergenza sociale e materiale. Nei giorni scorsi il gruppo, che tornerà il 28 febbraio, è stato ospitato prima dai Cappuccini di Bogotà, poi da monsignor Alcimar, vescovo dell'Alto Solimoes. Il viaggio è proseguito nella casa dei padri Cappuccini di Banjamin Constant, dove la delegazione ha visitato una casa di cura per lebbrosi e alcune baracche in legno, vivendo davvero da vicino la precarietà di famiglie poverissime. C’è stata poi la visita al santuario di Santa Maria do Amazonas, costruito da padre Benigno Falchi: "Abbiamo avuto la bella sorpresa – raccontano monsignor Sorrentino e alcuni membri del gruppo - di trovare nel santuario l’immagine della Madonna dipinta in ceramica da Fulberto Frillici di Gualdo Tadino; abbiamo anche visitato una scuola materna realizzata dagli stessi Cappuccini grazie anche alle offerte della nostra diocesi. Abbiamo visitato la chiesa di San Francesco, gestita dai cristiani laici, dove il sacerdote va una volta a settimana”.

Giovedì il vescovo e gli altri si sono recati nella zona del Javarì per poi spostarsi ed essere accolti dal Funai. “Ci hanno illustrato la volontà di rispettare la cultura e le etnie degli Indios, nonostante le difficoltà – raccontano ancora - . Hanno apprezzato l'opera dei nostri missionari, che accettano le tradizioni culturali dei vari popoli stanziati lungo il Javarì. Quindi visita al centro per la tutela della salute degli Indios”. Di grande interesse l'incontro con i laici missionari che operano tra gli Indios, utilizzando fondi donati dai cristiani della nostra diocesi. Giovedì sera concelebrazione nella chiesa di San Francesco e conviviale nella casa parrocchiale di Atalaja: la parrocchia è gestita da una suora; la casa e alcune sale sono state ristrutturate con fondi inviati sempre dalla diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino.

Dieci giorni, intensi dunque, nella foresta amazzonica a portare il conforto, l’aiuto e il messaggio francescano, a vivere in prima persona le difficoltà di una popolazione vivace e desiderosa di riscatto ma con tanti problemi storici, etnici ed economici alle spalle. Il vescovo insieme ai giovani Ra.mi e al Centro missionario sta vivendo questa povertà, questo disagio sociale che la diocesi  cerca di alleviare portando anche un aiuto materiale, circa 7mila euro, frutto del lavoro dei ragazzi delle scuole che, durante i laboratori pomeridiani, hanno realizzato dei piccoli manufatti venduti durante i mercati di Natale. 

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