L’adrenalina dei Negrita arriva al Lyrick unplugged

L’adrenalina dei Negrita arriva al Lyrick unplugged

Domani a Santa Maria degli Angeli la band aretina. Per la prima volta in vent’anni di carriera propone un tour strumentale

24.02.2013 - 17:45

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I Negrita sono in viaggio verso Montecatini, in macchina. Enrico Salvi, l’uomo con la chitarra che si fa chiamare Drigo, risponde al cellulare mentre Pau, che forse sta guidando o forse no, sbadiglia rumorosamente vicino a lui. E’ un venerdì pomeriggio di pioggia, e tra qualche ora la band aretina suonerà al “Teatro Verdi” per la sesta tappa del suo primo tour unplugged in oltre vent’anni di carriera. Poi verrà Grosseto, poi,domani,verrà il Lyrick di Santa Maria degli Angeli. Casa è sempre a due passi, in questi giorni, così i ragazzi potranno votare senza problemi. “E’ importante - dice Drigo - stavolta più che mai”.
Quanto al concerto, aspettiamoci sonorità che coi Negrita non hanno mai avuto molto a che fare. “Dopo la fine del tour estivo dello scorso anno e la pubblicazione di Negrita Live, il disco che lo aveva documentato - spiega lui – pensavamo di metterci a lavorare su nuove canzoni. Poi la nostra agenzia c’ha proposto di fare un tour acustico. Evidentemente avevano intuito che la gente aveva ancora voglia di sentirci dal vivo. L’idea c’è piaciuta molto, e abbiamo subito detto di sì”.

Come avete scelto il tipo di arrangiamento?

“Beh, l’unplugged è un genere a sé, a cui bisogna approcciarsi in maniera totalmente nuova rispetto al solito. Noi abbiamo riascoltato con attenzione quelli che ci erano piaciuti di più tra gli Mtv Unplugged: Nirvana, Eric Clapton e Neil Young. I Nirvana, per esempio, avevano usato parecchio il violoncello, uno strumento che in effetti sa cantare. Così abbiamo coinvolto Ghando (Guglielmo Ridolfo Gagliano, ndr), un polistrumentista di Arezzo che aveva già collaborato con noi in passato, e lo abbiamo arruolato per il tour”.

Chi ha curato l’arrangiamento? Avete fatto da soli o vi siete rivolti a qualcuno?

“Fortunatamente abbiamo cominciato a lavorare al progetto con sufficiente anticipo. Prima, per poco più di un mese, io, Pau e Cesare (‘Mac’ Petricich, l’altro chitarrista, ndr) ci siamo seduti a un tavolo per mettere a punto le canzoni. Poi è arrivato il resto della band e abbiamo perfezionato il materiale tutti insieme. In un’epoca in cui i dischi si registrano a strati, senza il bisogno che i musicisti suonino insieme praticamente mai, è stata una cosa molto bella. Non lo facevamo più da parecchio”.

Il pubblico come ha reagito, in queste prime serate?

“Bene. Il concerto alla Sala Santa Cecilia dell’Auditorium di Roma. Ebbene, è stato grandioso. In sala c’erano un entusiasmo e un’adrenalina che immagino ci fossero stati raramente. Non perché eravamo noi, ma perché si faceva rock and roll”.
E il materiale a cui avevate cominciato a pensare prima dell'idea del tour acustico? “Adesso in realtà siamo completamente immersi in queste nuove sonorità. Abbiamo preparato una trentina di vecchi pezzi, alcuni dei quali hanno rivelato delle qualità per certi versi inattese. Così stiamo ragionando sulla possibilità di testimoniare quest’esperienza con una registrazione dal vivo o in studio”.

A cura di Giovanni Dozzini

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