Vinicio Capossela e il senso laico delle sue “Cantiche”

Vinicio Capossela e il senso laico delle sue “Cantiche”

Stasera ad Assisi  "un concerto spoglio che privilegia l'essenza predicata da Francesco   

20.09.2012 - 18:09

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di Giovanni Dozzini

Era due anni che non riuscivamo a suonare in Umbria, l'unica strada è sembrata quella di rivolgerci a qualche santo. Anzi al santo più straordinario di tutti".Vinicio Capossela è in forma, è pronto. Lo aspettiamo da giorni, da settimane, e oggi finalmente tocca a lui, con le sue canzoni e i suoi balli a celebrare, per una serata che non potrà che rimanere nella storia, le Cantiche di San Francesco alla piazza inferiore della Basilica di Assisi. "Ci è stata concessa questa grazia", dice, e scherza fino a un certo punto, "ma a patto di rendere omaggio in qualche modo al suo grande messaggio di umiltà universale, e quella che sembrava una ricompensa è stato il nostro più rimarchevole premio".
Dello spettacolo, al momento, si sa poco. Si parla di "rinnovamento del messaggio francescano", di un "concerto spoglio". Cosa dobbiamo aspettarci?
"Avvicinarsi al messaggio francescano è sempre in qualche modo rinnovarlo. Leggere i suoi scritti, tra l'altro di grande forza poetica e scritti in una lingua bellissima, che paradossalmente veniva chiamata 'volgare', con questi accenti umbri e latini, è un'esperienza di bellezza, quand'anche trattino di durissime privazioni corporali. Concerto spoglio, sì, perché volevamo affrontarlo con una formazione contenuta, per cui le canzoni restano piuttosto nude, spoglie appunto dei vestiti, ma non della essenza. Il programma ricalca gli elementi che vengono laudati nel Cantico, però nelle mie canzoni, come credo nella maggior parte dell'esperienza umana, sono elementi in mezzo ai quali l'uomo si dibatte e lotta, dunque l'acqua, il sole , il vento, la pietra o il fuoco e così le creature, gli animali, le bestie, la morte. La rivoluzione francescana, nella sua imitazione del messaggio di Cristo, stava invece proprio nell'andare oltre sé medesimi, nell'amore per il creato. Ho provato a musicare l'episodio, emblematico in questo senso, della perfetta letizia".
In che modo ritieni di poterti sentire cristiano e, eventualmente, cattolico? Dal punto di vista culturale, se non in senso stretto.
"Il primo approccio a questa religione è il senso della colpa, ed è anche il lascito più durevole del cattolicesimo. Mi viene sempre in mente una battuta di Woody Allen: 'Tu credi in Dio? No, però mi sento in colpa'. Culturalmente siamo comunque cattolici, per adesione, o anche per repulsione".
E l'universalità del messaggio di San Francesco? Qual è, a tuo avviso?
"L'universalità del messaggio francescano è l'umiltà, lo sgombrarsi di se stessi e fare posto all'altro. E poi la leggerezza, la letizia... questo è un messaggio straordinario in una religione intrisa di sangue e martirio come quella cattolica".
La tua canzoneL'uomo vivo è un gioiello, un pezzo geniale. Per certi versi si tratta del trionfo della carne sullo spirito. T'ha creato qualche problema, a qualsiasi titolo, col mondo cattolico?
"Non direi. È una canzone scritta a imitazione della festa del Cristo Risorto che si tiene a Pasqua a Scicli (Ragusa). È la più umana e sentita rappresentazione della gioia della Resurrezione, della vittoria della vita sulla morte. Carne e spirito, c'è la fede, ma c'è anche la carne, tanto è vero che il fercolo veniva portato a spalla esclusivamente dai macellai. Un rito che unisce fede, paganesimo e gallismo".
Suonare il Rebetiko è una scelta politica, dici citando un musicista greco, ascoltarlo ancora di più. Ma ascoltarlo e suonarlo e farci un disco essendo un cantautore italiano straordinariamente popolare, in questo momento, appare la scelta più politica di tutte. La Grecia sta pagando un prezzo troppo caro, secondo te? Detto ciò, non vedi un po' di retorica in chi sostiene che il popolo greco va assolutamente aiutato in virtù del debito culturale che ha nei suoi confronti l'intera Europa? Il popolo spagnolo, per esempio, o quello francese, nelle stesse condizioni avrebbero meno diritto alla salvezza?
"È un discorso complesso. Il problema non è scegliere quale popolo vada aiutato per primo, ma il meccanismo del debito, che è il meccanismo sostitutivo della guerra, per assoggettare un Paese. Il problema è contrastare efficacemente la speculazione finanziaria, tutelare le persone e non solo le banche. Siano esse di cittadinanza greca, spagnola o francese".
Prima un concept come Marinai, profeti e balene, poi le rivisitazioni elleniche di Rebetiko Gymnastas, per non parlare, tra le altre cose, di questo 'concerto francescano'. In questa fase della tua carriera senti il bisogno particolare di dedicarti a progetti che si rifacciano a declinazioni ben precise?
"È importante darsi l'occasione di studiare. Poi, come diceva il grande Troisi, i libri sono tanti e io sono uno solo, dunque è meglio affrontare un argomento alla volta, anche se ci sono connessioni interne che legano le cose. Faccio quello che faccio per amore della cosa in sé. È una cosa nascosta, sempre un metro oltre la propria vita. Cercare di colmare quel metro ci dà una mancanza, un orizzonte e una bussola".

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