“PerugiAssisi, una partita non solo da vincere ma da giocare per sviluppare una vera rete”

“PerugiAssisi, una partita non solo da vincere ma da giocare per sviluppare una vera rete”

Il presidente della Fondazione Bruno Bracalente continua gli incontri con i sindaci: "Tutti vogliono partecipare, non ho mai avvertito un briciolo di campanilismo"

20.08.2012 - 11:32

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Nel suo tour de force estivo, in compagnia di Loredana De Luca e Claudio Quaglia, non viene sostenuto neanche dalla temperatura, perché i 40 gradi delle ore più calde non hanno mai fermato il terzetto e il calendario di cinque o sei incontri al giorno in giro per l'Umbria, con ritmi da campagna elettorale, viene osservato rigida- mente, senza neanche togliere la giacca. Bruno Bracalente (nella foto), presidente della Fondazione per la candidatura di Perugia Assisi 2019 a Capitale europea della Cultura, non ha un atti- modi sosta, non riprende fiato, né va in vacanza perché "il tempo stringe - dice - entro la fine dell'anno il governo emanerà il bando e avremo solo 10 mesi per presentare il progetto. Poi ci sarà una preselezione da parte di 13 esperti, sei di nomina del governo italiano e sette delle istituzioni europee. Decideranno entro il 2013 quali saranno le città con i titoli più giusti per la candidatura. Una sorta di finale. Quindi entro il 2013 si saprà se PerugiAssisi farà parte di questa lista breve. In Spagna sono partiti in 16 e sono arrivati in 6.Ma questo non vuol dire. La commissione decide liberamente quali sono le città che hanno le caratteristiche giuste per portare avanti il progetto. A quelle considerate idonee verranno fatte delle raccomandazioni, chiesti degli aggiustamenti e degli approfondimenti da portare a compimento entro ulteriori 9 mesi. Così si arriva a settembre- ottobre del 2014. La decisione definitiva si avrà all'inizio del 2015". La macchina organizzativa sta quindi già girando, a pieno ritmo.
Il professor Bracalente ha incontrato 30 sindaci umbri, pari all'80% della popolazione, con esiti sorprendenti perché, come afferma non senza stupore, "tutti vogliono partecipare, non ho avvertito neanche una volta un briciolo di campanilismo. Il progetto è pienamente bipartisan, si allarga sul territorio ed unisce senza scandalizzare città di ogni colore politico. Sia ben chiaro, non stiamo facendo una raccolta fondi per la Fondazione, stiamo cercando contributi progettuali in tutto il territorio. Norcia, ad esempio, con San Benedetto patrono d'Europa potrebbe portare un contributo importante. Così come Città della Pie- ve che ha dato i natali al Perugino. Il progetto di candidatura viene finanziato dalla Regione, da Perugia ed Assisi, dalla Fondazione Cassa di Risparmio, dalla Camera di Commercio".
Per i tre la cosa più importante in questo mo- mento è costruire il clima, coagula- re le forze culturali ed economiche umbre intorno all'obiettivo, arriva- re a vincere una scommessa che si presenta difficoltosa ma non impossibile. Ma non c'è solo questo. "La partita non è soltanto vincere - precisa il professore - . La partita è anche giocare, cimentarci nella progettazione di un evento che apre al futuro in termini non solo di cartellone d'eventi ma anche di visione sul futuro delle nostre città, su cambiamenti consistenti intorno alla loro organizzazione, all'economia urbana, alla riqualificazione di fabbricati dismessi o fatiscenti. Stiamo attraversando un momento difficile e noi vorremmo salvare il salvabile di un meccanismo che si è inceppato, approfittare di questa occasione per pensare al futuro della nostra regione e delle nostre città, qualcosa che susciti speranza , fare coesione per orientare la creatività".
E proprio sulla creatività la Fondazione punta per individuare da subito un progetto simbolo, utile sia per la comunicazione sia, soprattutto, per la sua funzione. "Si tratta del- la riqualificazione del Mercato Coperto. Sta lì, guarda verso Assisi, è il collegamento visuale perfetto tra le due città candidate, ha la capacità progettuale di contenere infrastrutture culturali, ma anche per il tempo libero e commerciali . Non saremo noi a decidere, ma diamo una indicazione. Del resto è già presente nel piano Città, come l'ex carcere e l'ex policlinico di Monteluce. Ci può essere qualche imprenditore privato interessato a fare insieme alle infrastrutture culturali anche delle attività a reddito. Guardiamo anche con grande interesse al bando di "Smartcity", stiamo interpellando esperti per vedere come si può sviluppare. Si tratta di un investi- mento intorno ai 20 milioni di euro, non è cosa da poco ma ha un forte rilievo economico. Farà parte della candidatura con qualcosa di fortemente innovativo". L'idea è quella vincente. L'hanno portata avanti con successo in passato altre capitali della Cultura che hanno approfittato per cambiare marcia, per riconvertire il loro sistema di sviluppo, come Genova, Liverpool, Lille, il bacino della Ruhr. Città industriali che hanno ben poco a vedere con Perugia "perché noi non siamo una città industriale in declino ma città e regione dove la cultura ha sempre svolto un ruolo importante. Ma anche per Perugia e l'Umbria c'è bisogno di innestare dei moduli nuovi in modo che anche la creatività diventi una attività economica. L'economia passa anche attraverso il design e il made in Italy. Non bisogna pensare solo a mettere insieme un cartellone di eventi con il maggiore appeal possibile ma pensare ad una prospetti- va futura, avere un'idea della Perugia del 2030, costruire le condizioni per un profilo diverso dei suoi meccanismi economici". Ci si chiede spesso che tipo di ricadute ci potranno essere sulla regione se la candidatura è solo di due città. Bracalente non ha dubbi: "Non dobbiamo sollecitare il poli- centrismo classico umbro, dove sia- mo tutti uguali. Io penso ci debba essere una gerarchia del policentrismo nel senso che le candidate sono Perugia e Assisi però la candidatura è opportuno abbia una dimensione regionale perché l'Umbria ha fatto moltissimo in termini di rete, penso alla rete dei piccoli teatri storici e a quella dei musei. Tutti progetti innovativi con finanziamenti spesso anche europei.
Il concetto di rete va ulteriormente sviluppato. Per esempio ha un senso la rete dei borghi più belli. I più belli d'Italia sono 220mail 10%, vale a dire 22, sono umbri". Infine il professore rivela l'intenzione di coinvolgere nel progetto anche quelle forze culturali che gravitano sull'Umbria scelta come terra d'elezione, artisti di fama internazionale come Angela Hewitt, Terry Gilliam, Luca Ronconi, Pupi Avati e tantissimi pittori e scultori che scelgono la nostra regione come fonte d'ispirazione.

Anna Lia Sabelli Fioretti

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