Arrestato l’assassino di Sforna

Arrestato l’assassino di Sforna

A più di quindici anni dalla morte dell'imprenditore di Bettona la polizia ungherese ha preso il colpevole

03.02.2013 - 15:06

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Fu una vittima collaterale di una guerra tra bande sanguinarie e spietate. Venne ammazzato in Ungheria, a pochi chilometri da Budapest, per tutta una serie di coincidenze a lui sfavorevoli. Un delitto - meglio una strage, degna della Chicago di Al Capone- rimasto irrisolto per più di tre lustri. A perdere la vita, in maniera così brutale e choccante, fu l'imprenditore bettonese Nazzareno Sforna, allora poco più che trentenne. In Italia Sforna gestiva una ditta di trasporti, ma aveva investito parte dei suoi guadagni in una azienda agricola a pochi chilometri dalla capitale ungherese. Stava cercando, in quei giorni, di acquistare dei cavalli per allevarli nella sua nuova attività.
Un"giallo" fitto e impenetrabile durato una eternità per i familiari e per la figlia che oggi ha vent'anni. Ma ieri la polizia ungherese ha annunciato di aver risolto il caso: il responsabile di quello che fu un vero e proprio massacro è stato arrestato e ha confessato. Si tratterebbe di un ex poliziotto, leader di un gruppo malavitoso, che era entrato in conflitto con il potente capo di una banda avversaria e che aveva organizzato, per liberarsi del rivale, un vero e proprio agguato con almeno una mezza dozzina di uomini armati di tutto punto.
Quel giorno Nazzareno Sforna aveva fissato un appuntamento con un certo Zoltan, allevatore di cavalli, individuato leggendo degli annunci commerciali. L'imprenditore di Bettona, però, non sapeva che Zoltan era un boss della mala ungherese. Lo aveva conosciuto come allevatore di cavalli e aveva preso appuntamento con lui per acquistarne alcuni. Ma prima voleva, giustamente, vederli. Si erano incontrati, Sforna e Zoltan, alla periferia di Budapest. L'italiano, che viaggiava con la sua auto, era stato invitato a salire sulla vettura del potenziale venditore per andare a vedere l'allevamento. Sforna aveva accettato anche perché, durante il viaggio di una ventina di chilometri, avrebbe potuto approfondire i discorsi sull'acquisto degli animali. Ma quando la vettura di Zoltan, guidata da uno dei suoi uomini, si fermò a un semaforo, perché era scattato il "rosso", in piena campagna e prima di una curva a gomito, da una scarpata laterale a sinistra e da uno spiazzo a destra, spuntarono degli uomini armati di kalashnikov che scatenarono un inferno di piombo. Una vera azione da commando militare. Per Zoltan e Sforna non ci fu scampo: morirono sul colpo, raggiunti da un numero imprecisato di pallottole. La polizia ungherese capì subito che si trattava di un regolamento di conti tra bande (a terra vennero recuperati più di cento bossoli) e che Sforna altro non era stato che una vittima che si era trovata nel posto sbagliato, al momento sbagliato, su quella maledetta vettura. La famiglia di Nazzareno Sforna (che aveva lasciato, per quel viaggio di affari in Ungheria, la moglie, una polacca, una figlioletta e i suoi genitori a Bettona) incaricò un legale - l'avvocato Ubaldo Minelli - di seguire il caso. Il legale andò più volte in Ungheria, per sollecitare le indagini, ma gli investigatori e la magistratura magiara non erano riusciti a trovare il bandolo della matassa. Adesso, dopo quindici anni, la clamorosa svolta. Che dovrebbe chiarire anche il movente della strage di Budapest, visto che i lanci di agenzia dicono che l'ex poliziotto ha confessato il delitto.

Elio Clero Bertoldi

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