Il progetto del museo della boxe è rimasto in stand by

Dovrebbere nascere ad Assisi, ci sono anche i fondi ma sembra finito nel dimenticatoio

10.08.2012 - 10:03

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L'Italboxe colleziona trionfi, gloria e medaglie a Londra. Allori che vanno ad arricchire una bacheca già piena e scintillante. Nella nobile arte del pugilato il Belpaese ha detto sempre la sua. Ha contribuito a scriverne la storia. Una storia che merita di non andare dispersa ed essere tramandata nei dettagli e che proprio nella verde Umbria, patria del presidente federale Franco Falcinelli, potrebbe veder nascere il "tempio" nazionale. E' datata di qualche anno, infatti, l'idea di realizzare ad Assisi il museo nazionale del pugilato. Una esposizione permanente per ospitare cimeli, foto, trofei e ovviamente tutti i documenti ufficiali di quella che è stata e continua ad essere una delle discipline sportive più amate dagli italiani. Non c'è soltanto l'idea,naturalmente. C'è già un dettagliato progetto, sono stati individuati i locali e - cosa più unica che rara di questi tempi - ci sono i soldi. La bellezza di un milione e 439mila 250 euro, come da graduatoria pubblicata su www. sportgoverno.it. Viene da pensare che tra qualche mese basterà fare un salto ad Assisi per ammirare i guantoni olimpici di Patrizio Oliva o la corda con cui si allenava Maurizio Stecca. Niente di tutto ciò. Il progetto per ora è fermo in qualche polveroso cassetto, nonostante i proclami e gli annunci più volte espressi dall'amministrazione comunale. Che fine ha fatto il museo che secondo i programmi doveva essere già completato? E il finanziamento? E' già stato incassato oppure è finito nella rete dei recenti tagli del governo? Domande che aspettano risposta, mentre gli atleti azzurri continuano a ben figurare e raccogliere medaglie sul ring di Londra. Vale la pena raccontare la storia nei dettagli. Nel 2009, mese di settembre, il presidente della Federazione chiede a tre esperti di pugilato, i giornalisti Dario Torromeo (Corriere dello Sport), Daniele Redaelli (Gazzetta dello Sport) e lo storico Gianfranco Colasante, di assumere l'incarico di curatori del museo.
Seguono gli incontri tra i tre consulenti e l'amministrazione comunale di Assisi, dopodiché Torromeo, Redaelli e Colasante si mettono al lavoro e nel corso del 2010 stilano il progetto. Il 30 settembre presentano le linee guida per la realizzazione e il 14 marzo del 2011 incassano una parte del compenso pattuito. Nel frattempo il Comune ribadisce pubblicamente la volontà di realizzare la struttura sul proprio territorio. Poi sulla vicenda scende il silenzio più totale. Al punto che i tre progettisti, a distanza di mesi, sollecitano Falcinelli a chiedere spiegazioni all'amministrazione. Il Comune risponde sostenendo che il progetto presentato (un fascicolo di circa cinquanta pagine, molto articolato e accolto molto positivamente dagli architetti) non è completo. I tre replicano stizziti. Del resto visto il progetto, la contestazione di incompletezza non sembra avere ragione di esistere. E poi perché solo ora - e dopo sollecito - il Comune comunica che considera la documentazione non completa? La sostanza è che tutto si è fermato. Nonostante il museo sia stato finanziato e la somma messa a disposizione figuri nella sezione "trasparenza" del sito www.sportgoverno. it. Appunto: trasparenza. Che fine ha fatto il museo della boxe? E' già ko al primo round?

Giuseppe Silvestri

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