Lavoro e salute, il pasticcio dell’Ilva

1 agosto 2012

01.08.2012 - 13:31

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I successi conseguiti dagli atleti italiani nelle olimpiadi di Londra,opportunamente reclamizzati ed esaltati dai nostri organi di informazione, non devono e non possono distrarci dai problemi essenziali che stiamo vivendo sia nel campo dell'economia che nel settore politico.
Il primo problema che ci angustia è quello conseguente al sequestro disposto dall'autorità giudiziaria delle acciaierie Ilva di Taranto, dove rischiano oltre dodicimila dipendenti e quindi oltre dodicimila famiglie,di rimanere senza lavoro e quindi senza sostentamento. É quello dell'autorità giudiziaria un provvedimento astrattamente giusto perchè mira alla salvaguardia dell'ambiente, gravemente compromesso da anni dei residuati della combustione necessaria per la produzione dell'acciaio. Ma è un provvedimento concretamente incauto per le conseguenze che immediatamente produce, in un periodo così delicato che sta attraversando la nostra economia e particolarmente l'occupazione del sud, che vive una crisi spaventosa che rischia di mettere sul lastrico migliaia di persone.
La compromissione ambientale è un fatto che dura da decenni, e cioè da quando l'impianto siderurgico è stato installato. Intervenire a tutela della salute pubblica soltanto oggi, è viziato e in primo luogo da intempestività perchè si poteva intervenire molto tempo prima, quando c'erano tempo e mezzi per farlo. Di fronte all'inerzia e alla sostanziale acquiescenza del passato e di fronte ad una irresponsabile compromissione dell'ambiente e della salute dei cittadini, dovevasi una buona volta intervenire.
Ma poiché i provvedimenti anche dell'autorità giudiziaria si calano in situazioni concrete, l'intervento della procura e del Gip di Taranto, doveva essere calibrato in modo tale da concedere un congruo termine per la definitiva rimozione di un così grave inconveniente, sotto comminatoria di chiusura dello stabilimento. Si sarebbe così evitata l'immediata chiusura del posto di lavoro per migliaia di lavoratori e si sarebbe avviata in modo definitivo e ragionevole la procedura di risanamento dell'ambiente. Per conseguire la quale le comunità interessate, lo stato e la stessa impresa avrebbero potuto e dovuto trovare i mezzi. Confidiamo pertanto che il tribunale del riesame contemperando le esigenze di giustizia con quelle sociali, si conformerà a tale opportuna soluzione, revocando il sequestro ed assegnando all'impresa un congruo termine perentorio per rimuovere i danni che ha provocato.

Giorgio Casoli

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