Una scelta decisa

11 luglio 2012

11.07.2012 - 14:35

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Secondo il parere largamente prevalente, almeno in coloro che avrebbero realisticamente studiato il problema, la crisi della giustizia era individuabile in un sistema processuale elefantiaco, in una normazione penale farraginosa e soprattutto in carenze di carattere organizzativo, tra cui primeggiavano l'enorme parcellizzazione delle sedi giudiziarie sul territorio e la conseguente mancanza di personale all'altezza dei compiti che erano stati loro affidati. Bisogna dare atto al governo ed in particolare al ministro di Grazia e Giustizia, avvocato Severino,di aver affrontato con decisione il problema, realizzando, sia pure nell'ambito ristretto della delega conferita dal Parlamento, la riduzione degli uffici giudiziari in conformità delle reali esigenze reclamate da tempo da tutti i cittadini in buona fede.
La riforma governativa infatti, fermo rimanendo il limite di almeno tre tribunali per distretto di Corte di Appello, ha tagliato 37 tribunali e 38 procure della repubblica; ha eliminato 220 sedi distaccate dei tribunali; ha sensibilmente ridotto le sedi dei giudici di pace, creando accorpamenti e modifiche territoriali. In questo modo verranno garantiti, oltre al risparmio di spese, la maggiore razionalizzazione dei servizi, la migliore specializzazione dei giudici, l'impiego più utile del personale. Quindi un miglior funzionamento della giustizia a costi ridotti, con l'unico disturbo per la comodità degli utenti, costretti a non avere gli uffici sotto casa, ma agevolmente raggiungibili con i mezzi di trasporto disponibili per tutti.
In Umbria saranno soppressi il Tribunale di Orvieto, le sedi distaccate dei tribunali e 13 sedi dei giudici di pace. In modo tale che, con opportuni ritocchi territoriali, rimarranno nella regione e quindi nel distretto della Corte di Appello dell'Umbria, 3 soli tribunali: quello di Perugia, quello di Terni e quello di Spoleto, più che sufficienti per coprire le esigenze del territorio regionale. A fronte degli enormi vantaggi che provocheranno tali interventi organizzativi minacciano di insorgere gli avvocati e le popolazioni abitanti nelle zone interessate dai provvedimenti restrittivi disposti dal governo. Costoro si propongono di far valere il loro dissenso attraverso i parlamentari delle rispettive zone. Questo atteggiamento, campanilistico e sollecitato da piccoli ed angusti interessi, non può essere condiviso e deve essere anzi combattuto, perché assecondarlo significherebbe volere perpetuare una delle maggiori cause del pessimo funzionamento della giustizia, e perpetuare l'inerzia dei governi, scoraggiandoli dal prendere iniziative necessarie ma contrarie agli egoismi di campanile o di sparute corporazioni. Significa anche alimentare il mugugno contro il disagio attuale e contro ogni manovra per eliminarlo. A questo gioco qualsiasi persona di buon senso non può starci.


Giorgio Casoli

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