Giorgio Lungarotti, la firma del vino umbro famosa nel mondo

Giorgio Lungarotti, la firma del vino umbro famosa nel mondo

Il 16 aprile si spegne il pioniere dell'enologia della nostra regione. Un miracolo sulle colline di Torgiano, eredità raccolta con successo

10.09.2013 - 16:44

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Ci sono persone che, nell'immaginario, non muoiono mai. Una di queste - non è retorica - è Giorgio Lungarotti. L'inventore del vino umbro. Se questa regione esiste nella mappa dell'enologia nazionale e internazionale nella produzione d'eccellenza, si deve proprio a lui. Al maestro della civiltà del bere. Pioniere dell'enologia italiana, Giorgio Lungarotti muore il 16 aprile 1999. Va a miglior vita a 89 anni. Ciò che ha realizzato, il suo impulso, la strada che ha tracciato, sono ancora vive e riconosciute a distanza di così tanto tempo. Anzi, valorizzate. Intanto il suo miracolo. O, come da molti viene definita, la sua favola.
A Torgiano, Lungarotti avviò in silenzio una piccola rivoluzione. L'azienda di famiglia vendeva vino dignitoso. Tanto, buono,ma niente di più. Giorgio che ha studiato agraria e fatto viaggi all'estero affianca il padre, reimposta i vigneti e si dedica alla viticoltura specializzata. Una scelta coraggiosa, perfino temeraria dopo essere passato dalla mezzadria e aver abbandonato le altre colture e attività. Vino, solo vino di qualità. Un nettare che col tempo otterrà riconoscimenti importanti e prestigiosi a livello italiano ed internazionale. Conquistò la fama nel 1962 con la produzione del vino "Rubesco", a cui due anni dopo seguì il"Rubesco Riserva", successivamente chiamato "Vigna Monticchio". All'estero l'Umbria comincia ad essere conosciuta per questo prodotto, insieme ad un'altra etichetta: il "San Giorgio".
Lungarotti è ai vertici e vince la scommessa della sua vita. Un successo che è un esempio e che imprime coraggio ad altri produttori. Una scommessa nella scommessa, il lungimirante Giorgio la vince con una scelta che suscitò non poche polemiche negli ambienti enologici: quella di allungare l'affinamento del vino in bottiglia. Una scelta contro la tradizione imperante negli anni Sessanta di lunghi invecchiamenti in botte. Innovatore nel rispetto della tradizione Giorgio Lungarotti, uno che non si è mai messo a copiare gli altri, seguire mode.
Ha preferito strade meno battute come la valorizzazione dei vitigni locali assieme alla cura delle varietà "internazionali". E' il 1968 quando viene attribuito a Torgiano, primo territorio in Umbria a potersi fregiare di questo prestigioso titolo, il marchio di Doc per il rosso e il bianco. E' del 1990 - con valore retroattivo alla vendemmia del 1983 - il marchio di Docg per il "rosso riserva". E' stato un precursore, avanti di 30 anni Lungarotti, nelle intuizioni, come quella di diversificare le attività. Con la collaborazione e la cura della moglie Maria Grazia Marchetti, storica dell'arte, "signora del vino" dalle belle intuizioni, fonda a Torgiano il Museo del vino e il Museo dell'olivo e dell'olio.
Nel 1987 ecco la Fondazione Lungarotti che valorizza il grande patrimonio culturale legato all'agricoltura italiana attraverso attività di ricerca, espositive ed editoriali. Nel 1981 a Torgiano, fonda il Banco di Assaggio deiVini d'Italia (Bavi) in collaborazione con il ministero dell'agricoltura e la Regione che ne diventerà poi il principale gestore e dieci anni dopo Giorgio viene insignito dal presidente della Repubblica Francesco Cossiga dell'onorificenza di cavaliere del lavoro. Quando se ne va, i numeri delle Cantine Lungarotti parlano di un fatturato di 60 miliardi di lire e di 150 dipendenti. L'azienda ha continuato a guardare lontano in questi anni, affiancando alle intuizioni dell'inventore del vino umbro (sempre ben presenti), il lavoro delle sorelle Chiara Lungarotti e TeresaSeverini.
Un impegnoche continua ad aprirsi all'innovazione e all'enoturismo come garanzia anche di comunicazione della tradizione e del "territorio". Lungarotti ha chiuso l'ultimo biennio con un valore dell'export in crescita del 35%, con vendite in oltre 50 Paesi nel mondo. Complessivamente i vini delle Cantine Giorgio Lungarotti contano poco oltre due milioni di bottiglie all'anno, prodotte nei 250 ettari. Dalle splendide colline di Brufa adesso il lavoro di Lungarotti si spinge fino a Montefalco. Vigneti giardino nei quali si organizzano pranzi, merende, incontri di lavoro, eventi. Vino sì, ma anche il suo mondo. Fatto di terra e cielo, del sudore e dell'ingegno dell'uomo. Resta una proprietà di famiglia il resort 5 stelle "Le Tre Vaselle". Un altro simbolo del legame del borgo di Torgiano con la cantina dell'inventore del vino d'eccellenza umbro.

A cura di Federico Sciurpa

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