La maxi ricostruzione dell'Umbria che non dimentica

La maxi ricostruzione dell'Umbria che non dimentica

Siamo nel 1998, l'anno del post terremoto

03.09.2013 - 17:58

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Si potrebbe quasi dire che il terremoto del 1997 abbia costituito per l'Umbria una sorta di giro di boa. Di certo è stato uno spartiacque. La necessità di recuperare i devastanti danni prodotti dalle migliaia di scosse succedutesi da quel tremendo26settembre all'aprile successivo (dopo una serie di avvisaglie che avevano fatto "ballare" i folignati sin dall'estate precedente) ha introdotto prima nella regione e poi in Italia un sistema nuovo per assicurare trasparenza, sicurezza sul lavoro e controllo sugli appalti senza precedenti. L'operazione ricostruzione scattata in pratica contestualmente alla sistemazione di oltre ventimila persone che hanno dovuto abbandonare la propria casa, è stata l'effetto più impegnativo - ed oggi più evidente - della calamità naturale più disastrosa registrata nella regione da molti decenni a questa parte.
Se la prima fase dell'emergenza è stata affrontata e superata in soli tre mesi, assicurando una sistemazione ad oltre 9.300 famiglie umbre, recuperandola funzionalità delle strutture sanitarie, delle funzioni pubbliche essenziali e delle attività economiche danneggiate, la ricostruzione ha richiesto evidentemente tempi più lunghi, non sempre per la verità comprensibili alla popolazione. Ma a ben guardare, oggi il modello della ricostruzione in Umbria - unito al sistema "protezione civile umbro" - è divenuto un'esperienza fatta propria per altre grande calamità successive, come nel caso del sisma dell'Emilia (meno nel caso de L'Aquila). Fino ad incidere nella quotidianità degli umbri, con un effetto domino sul versante della prevenzione.
"È cresciuta notevolmente nella nostra regione, tra i cittadini, tra i pubblici amministratori, la cultura della prevenzione indirizzata, appunto, alla sicurezza - commenta la presidente dell'Umbria, Catiuscia Marini -ma è stata quella della ricostruzione l'occasione per realizzare una modernissima struttura di protezione civile, la cui grande qualità e capacità operativa è stata più volte e pubblicamente riconosciuta e che ha potuto essere apprezzata sia in occasione del terribile terremoto dell'Aquila, che di quello più recente dell'Emilia". Ricostruzione dunque: milioni di euro in campo, migliaia di nuovi posti di lavoro, persino la nascita di piccole imprese, che poi saranno messe in crisi dalla tremenda congiuntura economica manifestatasi a partire dal 2008 e tuttora in atto.
E' fin dai primi mesi del '98 che spuntano come funghi i primi cantieri, soprattutto quelli della cosiddetta "ricostruzione leggera" per gli edifici danneggiati non gravemente e recuperabili senza complessità, mentre ci si rende subito conto che sul versante degli interventi più consistenti si deve realizzare un procedimento integrato con i cosiddetti Programmi di recupero, che a causa della loro complessità (anche per la necessità di costituire consorzi, mettere intorno allo stesso tavolo persone che a volte neppure si conoscevano) hanno richiesto tempi relativamente lunghi. Oggi lo stato del work-in-progress elaborato dalla Regione (perché in alcune situazioni si continua ancora a ricostruire) evidenzia il completamento della quasi totalità dell'ingente mole di interventi di ricostruzione, che tuttavia non hanno ancora riguardato - perché ritenuti non prioritari - quelli sulle "seconde case".
Dei ben 17.681 programmati e finanziati per il recupero dei 33.000 edifici danneggiati, beni culturali, opere pubbliche, infrastrutture e per il risanamento dei dissesti idrogeologici provocati dagli eventi sismici che a cavallo tra 1997 e 1998 hanno interessato 76 comuni, secondo gli ultimi dati disponibili sono stati ultimati o sono in corso di esecuzione interventi per il99% del totale. "Entrando nel dettaglio - spiegano dalla Regione - per la ricostruzione leggera è stato realizzato il 100% dei 4.332 interventi; quasi completata la ricostruzione pesante che ha riguardato gli edifici maggiormente lesionati e in dirittura d'arrivo la ricostruzione integrata delle 2553 unità individuate".
Il bilancio riguarda anche le opere di ricostruzione pubblica: completato il ripristino delle infrastrutture rurali (664 opere) e di beni culturali, dissesti (205 interventi), opere pubbliche e infrastrutture a rete. A ciò ha fatto riscontro l'obiettivo prioritario di far rientrare nelle loro case le oltre ventiduemila persone rimaste senza tetto. Ma come sempre accade in situazioni di questo tipo, non sono mancati i problemi: basti pensare ai contenziosi aperti tra proprietari ed imprese che non hanno concluso i lavori per i motivi più disparati (fallimenti compresi) fino all'impossibilità di recuperare in toto con il contributo concesso la piena fruibilità degli immobili, terminati all'esterno ma non all'interno. Epoi la grossa partita dei simboli di questo terremoto: come la volta affrescata del Cimabue nella Basilica superiore di Assisi (ricostruita con un certosino restauro pezzo per pezzo, dopo aver portato morte e orrore) o il torrino del Palazzo comunale di Foligno, i primi monumenti a crollare in diretta televisiva. Quello di Assisi è stato chiamato il "cantiere dell'utopia" ma in Umbria i miracoli accadono davvero.

Giovanni Bosi

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