L’Umbria è una regione a rischio: frane e alluvioni sono dietro l’angolo

L’Umbria è una regione a rischio: frane e alluvioni sono dietro l’angolo

Scelte urbanistiche discutibili fra le principali cause all’origine del problema

20.08.2013 - 18:35

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“Umbria in movimento” non è il titolo di uno studio su come sta cambiando la nostra regione, quanto la sintesi estrema di ciò che sta accadendo, da una ventina d’anni a questa parte, a un territorio che vede di giorno in giorno aumentare la propria precarietà dal punto di vista geologico. Un territorio sempre più fragile, quello dell’Umbria, interessato con frequenza sempre maggiore da pericolosissimi fenomeni di frane o di dissesti innescati da agenti atmosferici eccezionali.
I 910.285 chilometri quadrati sui quali si estende la regione presentano situazioni di rischio estremamente diffuso. Il servizio geologico regionale ha fornito di recente dati che non inducono certo all’ottimismo: 275 località sono tenute sotto controllo perche a rischio elevato a causa di “condizioni critiche per fenomeni di frana”; 40 centri abitati dichiarati “da consolidare” e un altro centinaio vanno tenuti ancor piu sotto la lente di ingrandimento dei controlli perche potenzialmente instabili.
Dai dati disponibili emerge, in estrema sintesi, che l’8,7% del territorio collinare montano e in frana (un valore in linea con la media nazionale che e dell’8,9%), con una superficie totale instabile pari a 651 chilometri quadrati e un numero molto elevato di singoli eventi (34.545) per la maggior parte quiescenti (73%) e riferibili a frane a cinematica lenta (88%).
L’Umbria e storicamente franosa, lo confermano anche studi di settore particolarmente dettagliati e la prevalente natura collinare-montana del suo territorio non l’aiuta di certo. Sta di fatto, pero, che negli ultimi decenni le situazioni di rischio sono aumentate, anche in virtù di azioni tutt’altro che virtuose da parte dell’uomo.
La dimostrazione sta tutta nell’aumento preoccupante di un altro fenomeno quanto mai devastante come quello delle alluvioni, eventi che fino agli anni Ottanta erano molto piu che sporadici e che con l’andare degli anni sono diventati appuntamenti quasi fissi appena l’intensità delle piogge raggiunge livelli importanti. Altra prova provata e il dato secondo il quale, non più tardi del 2003, tutti i 92 comuni umbri sono stati classificati a rischio idrogeologico dal ministero dell’Ambiente e dall’Unione delle Province italiane. Tra questi 40 sono a rischio frana, uno a rischio alluvione e 51 a rischio sia di frana che di alluvione.
Dati evidentemente preoccupanti, confermati da un altro report redatto dal ministero dell’Ambiente nel 2008, nel quale non sono presenti modifiche sostanziali per quel che riguarda l’estensione delle aree a rischio di frane e alluvioni in Umbria. Rilevazioni allarmanti, non c’e che dire,anche perché dimostrano come aree a elevata criticità dal punto di vista idrogeologico siano capillarmente diffuse in tutta la regione, e quanto il territorio umbro sia fragile anche a causa di un uso non corretto del suolo e delle acque. Luoghi “illuminanti” da questo punto di vista sono le aree vicino ai fiumi, dove salta agli occhi l’occupazione crescente delle zone di espansione naturale con abitazioni, insediamenti industriali e produttivi, oltre che occupazioni derivanti da pratiche agricole (recinzioni, modificazioni delle sponde e delle fasce vegetazionali riparie per sfruttare al massimo le superficie coltivabili).
Inoltre, nei centri maggiori come nei piccoli comuni e in crescita la presenza nelle zone esposte a pericolo di strutture ricettive turistiche o di strutture commerciali. Elemento che conferma come il consumo di suolo, che se non correttamente gestito e pianificato espone il territorio a effetti più gravi dei fenomeni connessi al rischio idrogeologico, sia fattore da considerare con particolare attenzione.
Le conferme, in questo senso non mancano: le più recenti sono quelle arrivate all’indomani del crollo di una parte della diga di Montedoglio, il 29 dicembre 2010, con relativa inondazione di zone consistenti dell’Alta valle del Tevere, ma anche a meta novembre 2012, quando un’ondata eccezionale di pioggia ha determinato l’esondazione del Tevere nella zona di Orvieto e Todi, costringendo centinaia di famiglie ad abbandonare le proprie case invase dall’acqua. Quanto a frane, l’elenco e ancora più lungo e interessa l’Umbria in tutta la sua estensione. Fra smottamenti vecchi e nuovi l’emergenza e continua.

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