Il Cuore d’Italia fatica a restare ancora verde

Il Cuore d’Italia fatica a restare ancora verde

Qualità dell’aria, rispetto dell’ambiente e vivibilità urbana continuano a essere obiettivi difficili da raggiungere

20.08.2013 - 18:08

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Chi negli anni Ottanta ebbe l’intuizione di definirla “Cuore verde” e di  usare questo concetto per promuoverne la ricchezza paesaggistica, individuò  per l’Umbria un obiettivo importante, per molti versi impegnativo, visto  che, strada facendo, le politiche di tutela ambientale si sono fatte sempre  più difficili da perseguire. Non a caso, era venerdì 8 novembre 1996, sulla  base del terzo rapporto di Legambiente il “Corriere dell’Umbria” titolava:  Il cuore verde non batte più. L’Umbria regione inquinata. Impietoso il  sommario: “Perugia al 40° e Terni al 79° nella classifica nazionale. Alto  l’indice di motorizzazione. I bus sono poco utilizzati”.

Un quadro tutt’altro che esaltante, tanto più perché c’era - e continua a  esserci - da fare i conti con quello slogan da “onorare”, con quella  promessa che nel corso degli anni si è rivelata come una delle più efficaci  sul piano del marketing e della promozione. Del resto, però, c’era poco da  fare di fronte ai dati elaborati e diffusi da Legambiente, che prendevano in  considerazione il tasso di motorizzazione delle città capoluogo, la qualità  dell’aria, la mortalità per tumori e per patologie dell’apparato  respiratorio, la qualità delle acque potabili, la raccolta differenziata, la  produzione pro-capite di rifiuti solidi urbani e il verde urbano. Sia  Perugia che Terni viaggiavano su posizioni tutt’altro che eccellenti: nel  capoluogo di regione si differenziava appena il 5,63% dell’immondizia, la  città dell’acciaio era seconda solo ad Aosta per numero di auto ogni 100  abitanti (76,05). Campanelli d’allarme, questi e altri, che in 17 anni hanno  continuato a suonare, non fosse altro che per il boom innescato dal  consumismo, ma che sono stati anche ascoltati dalle pubbliche  amministrazioni. Naturalmente c’è ancora molto da fare, ma lo stesso studio  di Legambiente redatto nel 2012 piazza Perugia al nono posto (61,45 punti  contro i 45,80 del 1996) e Terni al 28esimo (54,72 contro 38,52). Segno  evidente che politiche ambientali, campagne di sensibilizzazione e impegno  diretto delle associazioni ambientaliste hanno prodotto effetti  significativi, o comunque migliorativi di una situazione che a metà degli  anni Novanta era a dir poco preoccupante.

Il “Corriere”, nel servizio dell’8  novembre 1996, definiva l’Umbria senza mezzi termini una “eco-delusione”. Le prove tangibili di questo scatto in avanti sono testimoniate proprio dal  confronto fra lo studio del 1996 e quello del 2012. Dall’analisi di quei  dati emerge, per esempio, che in fatto di qualità dell’aria e di  concentrazione di biossido di azoto Perugia è passata da 227,60 a 39,0 e  Terni da 111,67 a 24,7; per ciò che riguarda invece la raccolta  differenziata, cioè la percentuale di rifiuti riciclabili conferiti negli  appositi raccoglitori, Perugia sale dal 5,63% al 45,9 e Terni dall’1,91 al  32,6. Meno esaltante è il confronto in riferimento alla produzione di  rifiuti solidi urbani, con Perugia che passa dai 467 chilogrammi pro-capite  del 1996 ai 644 del 2012, a fronte di un incremento meno pronunciato  generato dai ternani (da 461 a 497). Un dato incoraggiante, che dimostra  quanto ampi e possibili siano i margini di miglioramento, è quello che  considera il verde urbano, nello specifico i metri quadrati di verde  disponibili per abitante: a Perugia, dove erano 8,45, sono diventati 23,96,  mentre a Terni sono passati da 5,53 a 11,66. Dal 1996 a oggi è dunque aumentata, nel complesso, la coscienza degli umbri  e delle istituzioni in tema di rispetto dell’ambiente e di buone pratiche  legate anche alla vivibilità urbana.

Un passaggio significativo da questo  punto di vista, a Perugia, è stato l’inaugurazione - il 29 gennaio 2008 -  del minimetrò: tre chilometri e mezzo di metropolitana di superficie che  collegano l’area di Pian di Massiano al centro storico con l’obiettivo (ancora non del tutto raggiunto visto che in diverse occasioni c’è stato  bisogno di ricorrere alle targhe alterne) di difendere la città dalla morsa  del traffico, “figlia” di un tasso di motorizzazione fra i più alti  d’Italia. Un intervento del genere è stato realizzato anche a Spoleto, dove  il 20 dicembre 2007 l’allora ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi,  inaugurò il percorso meccanizzato che da un parcheggio da oltre 400 posti  auto conduce in appena dieci minuti fino al centro storico, grazie a un  percorso con tappeti e scale mobili. La mobilità sostenibile diventa la  sfida del terzo millennio, che le amministrazioni pubbliche sono chiamate ad accettare.

A cura di Mauro Barzagna

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