Quando Narni scese in piazza per il lavoro

Quando Narni scese in piazza per il lavoro

L'annuncio dei licenziamenti all'Elettrocarbonium scatenò la mobilitazione. Il ruolo dell'industria chimica nei ricordi dell'allora sindaco Giulio Cesare Proietti

25.06.2013 - 14:51

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E' il marzo del 1988 quando Narni si ritrova alle prese con uno dei peggiori incubi della sua storia. L'Elettrocarbonium, fiore all'occhiello dell'industria locale, fondata un secolo prima, annuncia 116 licenziamenti. E' il primo passo di un drastico processo di ristrutturazione che coinvolgerà tutto il settore chimico e non solo. Sono momenti cruciali anche per l'Ilva, ancora nelle mani delle partecipazioni statali, che di lì a qualche anno sarà privatizzata.
Una serie di vertenze, compresa la Buitoni che sta passando agli svizzeri, che cambieranno il volto dell'Umbria e che, non a caso, i sindacati, con in testa il leader della Cgil Antonio Pizzinato, metteranno al centro dello sciopero regionale del 30 marzo di quell'anno, 20 giorni dopo la manifestazione dei tremila a Narni. Nel 1981 gli addetti del settore chimico in provincia di Terni erano 5.625. Scenderanno a 3.526 dieci anni più tardi. Un'emorragia continua che dissangua in particolare Narni Scalo, il grande quartiere moderno tanto simile a Terni che guarda da lontano le mura medievali del centro storico e la Rocca Albornoz.
Ma quelle fortificazioni ormai non servono, non proteggono più. L'economia è sempre più globalizzata e nessuno può chiamarsene fuori. In quegli anni, per l'esattezza dal 1985 al 1991, sindaco della città è Giulio Cesare Proietti, giovane e promettente giornalista de L'Unità e Paese Sera, prestato alla politica con il Pci poi Pds. E la vertenza Elettrocarbonium la ricorda molto bene. La mattina arrivava presto in Comune e spesso trovava ad aspettarlo Sergio Cofferati. Quello che sarebbe diventato il segretario della Cgil, allora seguiva le vertenze chimiche più calde per il nazionale.
"L'Elettrocarbonium - racconta – allora era centrale per la città.  Contava più di 1.000 operai, come a dire che ogni famiglia narnese aveva a che fare con la fabbrica. Era in simbiosi con la città tanto che aveva dato il nome alla squadra di calcio che, con il presidente Elio Giulivi, era arrivata anche in serie D. Quando ci dissero che volevano smantellare i siti di Narni e di Ascoli fu come un fulmine a ciel sereno. Poi quella decisione rientrò, ma l'azienda andò avanti con il processo di ristrutturazione. Volevano realizzare nuovi impianti accanto a quelli vecchi con una nuova ciminiera e l'utilizzo a fini industriali di un'area che fino a quel momento era rimasta integra. Ci fu un grande dibattito in città. Poi, però, l'azienda proseguì con il piano. Con il risultato che con gli impianti automatizzati ci sarebbe stato bisogno di molta meno manodopera. E così mentre si celebrava il centenario dell'Elettrocarbonium, con convegni e tavole rotonde, si cominciava a scendere in piazza per dare ancora un futuro a quella gloriosa fabbrica".
L'Elettro, oggi Sgl Carbon, era nelle mani di una multinazionale tedesca e produceva elettrodotti per gli altoforni. Era dunque legata a doppio filo alle vicine acciaierie ternane. "Negli anni '60 – ricorda Giulio Cesare Proietti - era famosa per i carboncini e le lavoratrici narnesi che eseguivano i lavori sugli impianti elettrici anche a domicilio". Un decennio dopo, dati alla mano, la città del Gattamelata contava la più elevata concentrazione di lavoratori dell'industria in rapporto alla popolazione residente. L'azienda narnese si trova, negli anni '80, al centro di un esteso polo chimico che comprende la Linoleum, l'Alcantara, l'ex Polymer nel capoluogo e la Terni industrie chimiche nella vicina Nera Montoro che punta sui policarbonati. Lo stabilimento del carburo di Papigno è ormai chiuso, ma stanno nascendo alcune piccole aziende molto interessanti, come le narnesi Fibres e Prodeco.
"Per Narni - riprende l'ex sindaco – furono anni di grande trasformazioni, ma il confronto con i vertici aziendali rimase sempre franco e leale: dal direttore di stabilimento Giulivi al presidente della società Bonell. Certo è che all'epoca gli ammortizzatori sociali erano molto più efficaci e questo ci dette una mano a rendere meno traumatici certi processi di riconversione e ristrutturazione industriale". Ma la crisi incipiente costrinse anche a sperimentare nuove idee innovative. "Ricordo ancora - continua Proietti - gli incontri con l'amministratore delegato di Alcantara, Pennacchi, un uomo che sapeva guardare lontano. Si parlava di un polo delle pelli e di realizzare a Narni un nuovo stabilimento della Lorica che poi invece prese la strada della Sardegna.
Oggi Alcantara, così come Tarkett, l'ex Linoleum, sono in una fase positiva. L'ex Elettro è ancora una realtà importante, ma gli addetti sono ormai un centinaio. Ci sono però anche nuove realtà interessanti, come quelle che operano nel fotovoltaico e che hanno saputo cogliere la sfida dell'innovazione". E anche questa è una spìa di come la Sesto San Giovanni dell'Umbria faccia ormai parte solo dei libri di storia.

Antonio Mosca

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