E Franco Falcinelli porta il pugilatore italiano all’apice dell’organizzazione mondiale

E Franco Falcinelli porta il pugilatore italiano all’apice dell’organizzazione mondiale

In cinquanta anni di attività ha raggiunto i più alti livelli internazionali

18.06.2013 - 14:49

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 Umbria e pugilato: un binomio che si è espresso ai massimi livelli per decenni grazie a figure che hanno saputo promuovere questo sport e diffonderlo nella cultura e nella società regionale. Il primo pensiero va a colui che ancora oggi, nel festeggiare i suoi cinquanta anni di attività nel mondo della boxe, ricopre l'incarico di massimo prestigio: Franco Falcinelli. Per lui un cammino iniziato nel lontano 1962 come pugile, passato poi per la Scuola Centrale dello Sport e proseguito con l'assegnazione di incarichi tecnici legati alle attività degli azzurri. La sua passione di allenatore e la scoperta di Gianfranco Rosi, e poi il grande salto a ct degli azzurri di pugilato con il trasferimento della sede nazionale della box e proprio a Perugia negli anni 80.
Da lì inizia un cammino strepitoso fatto di successi internazionale ed olimpici con la scoperta di grandissimi campioni. Poi nel 1997 la scalata prima a consigliere federale e poi a presidente nazionale della Fpi, la federazione che ha retto per tre mandati, riscuotendo grandissimi consensi nazionali ed internazionali. Uno dei fiori all'occhiello di Falcinelli è stato senza dubbio il riconoscimento del pugilato femminile grazie anche all'intervento dell'allora ministro delle Pari Opportunità Katia Bellillo. Una scelta lungimirante dal momento che oggi le donne competono anche per i titoli olimpici.
Il grandissimo lavoro di cui va dato atto a Falcinelli, tuttavia, è stato quello di avere dato una dignità internazionale al movimento pugilistico italiano ed avere ottenuto consensi tali in tutti i continenti che oggi il nostro dirigente è vice presidente mondiale dell'Aiba e presidente della boxe europea. Un traguardo mai raggiunto da nessun altro italiano. Il tutto senza mai dimenticare le proprie origini ma, al contrario, esaltando Assisi e l'Umbria al punto da creare il baricentro delle proprie attività proprio nella città di San Francesco, dove nascerà un museo del pugilato, dove ci sarà un'accademia europea e dove incrementerà l'attività del Centro nazionale di Pugilato. Insomma dopo cinquanta anni di attività nel pugilato Falcinelli ancora porta l'Umbria ai massimi livelli. Così come ai massimi livelli portò i pugili umbri il commendatore Alvaro Chiabolotti, lo sponsor per eccellenza del pugilato.
Dopo il ritorno dalla Francia dove aveva costruito interi quartieri a Cannes, il costruttore perugino decise di legare il suo nome in modo indissolubile ai grandi momenti del pugilato umbro, assistendo concretamente i pugili meritevoli e "scortandoli" fino ai titoli mondiali. Il suo cavallo di razza è stato indubbiamente Gianfranco Rosi sul quale Chiabolotti puntò quando il pugile era un ragazzo ancora acerbo. L'imprenditore, vedendo il giovane promettente che però era costretto a lavorare per mantenersi, decise di fornirgli uno stipendio per fare in modo di garantirgli il tempo pieno nella boxe. Ebbene l'accoppiata Chiabolotti-Rosi riuscì a conquistare traguardi mai raggiunti prima dallo sport umbro. Indimenticabili gli incontri per i titoli europei e mondiali organizzati a Perugia con un grande dispendio di energie economiche.
Ma soprattutto indimenticabile il carattere gioviale, allegro e coinvolgente di Alvaro Chiabolotti che riusciva a catalizzare solo simpatia intorno a sè, creando un ambiente di serenità in un settore, quello del pugilato, che certamente era tra i più severi e difficili. Alvaro Chiabolotti, una figura unica nel suo genere, che un crudele incidente stradale decise di portare via mentre era alla guida di un furgone per andare al lavoro. Lui che era appassionato di auto velocissime e che guidava un aereo personale.... E come Chiabolotti mancheranno alla boxe umbra anche le altre figure storiche che la nostra piccola-grande regione ha saputo creare e che negli ultimi anni sono venute a mancare: da EzioVajani a Dante Burli, a Ernesto Sabbati a Carlo De Angelis (nella foto con Falcinelli ndr). Oppure i pugili che per le loro doti umane oltre che sportive hanno saputo lasciare un segno indelebile tra chi li ha conosciuti, come gli spoletini Noè Cruciani e Massimo Bocchini e Giovanni Parisi che è stato legato all'Umbria per tanto tempo.

r.sab.

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