Da Assisi si leva il grido di pace che scuote il mondo

Da Assisi si leva il grido di pace che scuote il mondo

Wojtyla chiama nella città di Francesco tutte le religioni per un incontro interconfessionale che si ripeterà nel 1993, nel 2002 e nel 2011

11.06.2013 - 15:19

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Da San Rufino sino alla Basilica di San Francesco una fiumana di genti. Colorata e multiforme. Trentamila pellegrini a testimoniare una data storica: 27 ottobre 1986, la Prima Giornata del dialogo, della preghiera delle religioni del mondo per la pace. Collegate attraverso le televisioni, milioni di persone: alla fine saranno un miliardo. Ad aderire all’invito di papa Giovanni Paolo II furono 62 rappresentanti delle diverse confessioni, accompagnati da 200 invitati. Complesso e preoccupante il contesto storico durante il quale si svolse l’incontro che, di fatto, spinse Wojtyla a creare questo momento di raccoglimento universale: da sei anni si stava combattendo il conflitto tra Iran e Iraq. Beirut era in fiamme per il conflitto tra sunniti e sciiti. Tra Est e Ovest la cortina di ferro era ancora spessa e il dialogo sul disarmo nucleare fra Reagan e Gorbaciov da costruire. Per non parlare dell’eterna crisi israelopalestinese. In Africa, appena otto giorni prima, in un sospetto incidente aereo era morto il presidente del Mozambico, Samora Machel: simbolo del rinascimento del continente nero, il giorno del funerale la moglie Graca accusò senza mezzi termini il Sudafrica di aver ucciso il marito. Insomma, un quadro geo politico sconfortante che richiedeva un forte gesto di “rottura” per costruire. Queste le parole a conclusione di quell’indimenticabile giorno di Wojtyla: “Ciò che abbiamo fatto ad Assisi, pregando e testimoniando a favore del nostro impegno per la pace, dobbiamo continuare a farlo ogni giorno. Ciò che abbiamo fatto oggi è di vitale importanza per il mondo. Il fatto stesso che siamo venuti ad Assisi da varie parti del mondo, è in se stesso un segno di questo sentiero che l’umanità è chiamata a percorrere”. Concretamente, quel giorno, gran parte delle nazioni chiamate a far tacere i propri cannoni aderirono all’invito che veniva da Assisi: tutti i Paesi dell’America Latina con la sola eccezione del peruviano “Sendero Luminoso”; in Africa al “Polisario” che si era impegnato a sospendere le operazioni contro il Marocco si unirono l’angolana “Unita” e il sudanese “Splm”. In Medioriente ai libanesi di Gemayel, alle milizie cristiane, ai capi sciiti e sunniti, si aggiunse il governo israeliano; accettò pure il presidente dell’Iraq Saddam Hussein e, al silenzio ufficiale di Teheran, si contrappose un comunicato del “Mujahedein del popolo” che dichiararono la loro adesione. Arafat, in una lettera, parlò della “profonda eco” che l’appello aveva avuto tra il popolo palestinese. In Asia alla risposta positiva di Sihanuk, si aggiunsero i kmer rossi; mentre in Sri Lanka il governo e i 5 gruppi Tamil diedero la loro adesione. Importantissimo, poi, il telegramma di Ronald Reagan in cui affermò: “Nei miei incontri con Gorbaciov in Islanda abbiamo compiuto notevoli passi avanti verso il traguardo di un mondo più sicuro e stabile. Gli Usa faranno la loro parte nei negoziati di Ginevra per confermare i progressi raggiunti a Reykjavik”. Fu poi la Guerra dei Balcani, il 9 e 10 gennaio 1993, a portare alla Seconda giornata del dialogo: “Non ci sarà pace - disse in quell’occasione Wojtyla - se non ci sarà rinuncia alle ambizioni, alla sete di potere, alla volontà di sopraffare gli altri, alla mancanza del rispetto altrui”. Poi la Terza Giornata, il 24 gennaio del 2002, all’indomani del terrificante crollo delle Torri gemelle. “L’umanità - spiegò Giovanni Paolo II - ha bisogno di pace sempre, ma ancora di più ne ha bisogno ora”. E il 27 ottobre 2011, infine, Papa Ratzinger stesso volle riconvocare la Giornata della preghiera multireligiosa per celebrare il venticinquennale di quello che è stato, e resterà, uno storico giorno.

A cura di Riccardo Regi 

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