La ricostruzione, contatti e strategie che hanno segnato la fine di un'epoca

La ricostruzione, contatti e strategie che hanno segnato la fine di un'epoca

Gianfranco Faina, uno dei top manager di allora

04.06.2013 - 13:22

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Il 1984 si era chiuso con pessimi presagi. Da due anni la famiglia aveva dato mandato al presidente, Bruno Buitoni, di trovare un partner disponibile ad effettuare una ricapitalizzazione di almeno 200 miliardi di lire, indispensabile per abbattere un indebitamento insostenibile ai tassi di interesse dell’epoca (20%), e aperto al mantenimento di un ruolo per la famiglia nel gruppo. Ma gli sforzi di Bruno non avevano avuto buon esito.
Aveva progettato delle alleanze italiane, con l’obiettivo di costruire un grande gruppo alimentare- dolciario diversificato nelle tecnologie, capace di attuare con forza la strategia “specialità italiane nel mondo”: la fusione gruppo Buitoni-Sme (Motta, Alemagna, Italgel, Bertolli, De Rica, Cirio) e successivamente un’associazione Buitoni- Parmalat-Italgrani (Ambrosio), ma i progetti naufragarono per il disinteresse della politica (il primo) e l’opposizione dei sindacati ai necessari tagli occupazionali e l’avversità di Barilla (tutti e due).
La famiglia aveva così deciso di guardare all’estero, dove il gruppo realizzava quasi il 50% del fatturato, affidandosi al grande “cuciniere” della finanza italiana, Enrico Cuccia di Mediobanca, ma era apparso subito chiaro che ciò significava cedere la maggioranza e mantenere, al massimo, una presenza simbolica dei Buitoni. Mediobanca, dopo aver visto fallire un possibile accordo con il gruppo francese Midy a seguito di un “freddo” incontro tra le famiglie e conseguente fuga di notizie, aveva presentato a settembre una nuova importante proposta, decisa questa volta a mettere i Buitoni con le spalle al muro.
La situazione finanziaria era infatti sempre più allarmante ed occorreva una soluzione in brevissimo tempo. Il nuovo promesso sposo era il gruppo francese Bsn- Danone, assistito dalla banca Lazard (banca “amica” di Mediobanca), decisamente interessato essendo attivo nel mercato della pasta, piatti cucinati e sughi con il marchio Panzani. Le trattative avanzavano spedite, anche se i francesi tiravano sul prezzo. Ma a fine novembre arriva la doccia fredda: da Parigi una ulteriore richiesta di miglioramento delle condizioni di acquisto e contemporaneamente dalla Comit di Milano la richiesta di rientrare nei fidi. I Buitoni si sentono traditi.
Decidono di aprire trattative parallele e, nei primi giorni del 1985, ricevono una dichiarazione di interesse da parte della Cir di Carlo De Benedetti. L’ingegnere è una star emergente dello scenario industriale europeo e, nella circostanza, conferma le sue eccezionali doti di visione e rapidità decisionale, chiudendo la trattativa in pochi giorni.

Gianfranco Faina

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