La testimonianza, ricordo ancora il dispiacere e l'emozione del signor Bruno

La testimonianza, ricordo ancora il dispiacere e l'emozione del signor Bruno

Giuliano Mancinelli del consiglio di fabbrica

04.06.2013 - 13:14

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Ormai l’era Buitoni era finita. Lo avevano capito anche in fabbrica. In qualche modo l’auspicavano perché il peso delle finanze consumate, la mancanza di una prospettiva avevano creato un disagio aziendale che non c’era mai stato prima. Nel 1985 Giuliano Mancinelli conosceva benissimo l’ambiente, aveva coordinato il consiglio di fabbrica già nel ‘62.
“Ricordo chiaramente - racconta - l’incontro che ho fatto con De Benedetti al centro direzionale di Fontivegge. La crisi Buitoni era ormai evidente, soprattutto per il ramo pastifici. L’obiettivo di De Benedetti era di mettere insieme l’attività che sviluppavano Buitoni-Perugina con le aziende Sme (Motta, Alemagna), creando un gruppo multinazionale che facesse capo a Perugia.
La preoccupazione c’era ed era palpabile  ma nell’arrivo di De Benedetti tutti vedevano un’ancora di salvataggio anche se sul piano politico-istituzionale non tutti la pensavano così. Ricordo che facemmo anche un ottimo accordo aziendale che teneva insieme le aspettative dei dipendenti e gli interessi dell’azienda riguardo a garanzie occupazionali e rilancio aziendale con l’allora dirigente Angelo Barozzi - sottolinea ancora Mancinelli - nominato da De Benedetti che qui non conosceva nessuno.
Fu comunque un momento difficile ma di forti speranze. Ci fu anche una certa tensione tra i dipendenti, tra quelli di Perugia e quelli di Sansepolcro in questa fase molto complicata. Mi viene poi in mente - aggiunge Mancinelli - l’incontro avuto con Bruno Buitoni che mi annunciò della trattativa in corso con De Benedetti. Ricordo che era molto dispiaciuto ed emozionato.
Il progetto di De Benedetti non andò poi in porto perché c’erano antagonisti forti che in qualche modo bloccarono la sua espansione. Quando poi arrivò la Nestlé si aprì una nuova fase, altrettanto complicata, diversa: avevamo a che fare con una multinazionale, le trattative si andavano a fare in Svizzera. Ricordo le polemiche e le proteste per la bandiera svizzera che sventolava sopra la Perugina, per loro era normale, per noi niente affatto”.


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