I trent'anni del Corriere e le missioni impossibili

I trent'anni del Corriere e le missioni impossibili

di Anna Mossuto, direttore attuale del Corriere dell'Umbria

18.05.2013 - 10:53

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A ripensarci oggi, poter dire "io c'ero" ha il sapore buono di un legittimo orgoglio visti questi trent’anni passati come una cavalcata nel tempo, di quelle che lasciano davvero un’orma a terra. Un sapore anche poetico, volendo: per via dell’aria che si respirava in quel garage dove partì la sfida. Pochi metri quadrati, qualche macchina da scrivere, i primi computer rumorosi, la gioventù in tutti i sensi. Uscire il giorno dopo: all’incirca un terno al lotto.
La lungimiranza visionaria di Leonello Mosca, pioniere e fondatore: al comando di un drappello di giornalisti ai nastri di partenza, decisi a condividere una missione impossibile, non sempre e del tutto consapevoli (sarebbe stato strano il contrario) d’essere lì a scrivere - alla fin fine - un piccolo grande pezzo della nostra storia. Una storia scandita (ecco il punto) da almeno tre o quattro (non una!) missioni impossibili. Tutte andate a rete. Al di là di ogni ragionevole attesa. Cambiando il volto dell’Umbria e non solo. Come in una cronaca del tempo. 18 maggio 1983, la nostra prima volta in edicola. Rompere il duopolio dell’informazione in una regione come questa - inchiodata all’egemonia di due testate cariche di storia - con un giornale uscito dal nulla, sembra una follia. E invece il giornale uscito dal nulla, proprio il “Corriere dell’Umbria”, conquista uno spazio stupefacente.
Uno spazio aperto da mille mani, le vostre, tanta e tanta gente che finalmente si sente rappresentata e ascoltata. Pagine che parlano di noi. La prima scommessa è vinta, niente più duopolio e già questo basterebbe. Ma no, non basta, all’orizzonte ce n’è un’altra: e ha l’audacia del sorpasso. In edicola si brucia ogni traguardo. E il "Corriere dell'Umbria" sopravanza - tra i due storici competitors - anche quello più... blasonato, da sempre in testa alle classifiche. Dal nulla al podio più alto, a ripensarci oggi, significa almeno due cose. Innanzitutto gratitudine: per quel pioniere coraggioso che ci coinvolse nella sua avventura; per tutti i colleghi che l’hanno resa possibile, con altrettanto coraggio e abnegazione, da allora e sempre tutte le mattine; per la professionalità di tutti i direttori che si sono avvicendati alla guida del giornale; gratitudine per i lettori, più che per chiunque altro. E poi significa anche un’altra cosa: ovvero, responsabilità. Meritarsi quel podio ogni giorno, essere all'altezza di tanta fiducia. Ed è da qui che passano un altro paio di missioni impossibili: da qui, cioè da quello che era stato ed è il “segreto trasparente” del successo.
Mantenere ben salda l’identità del giornale, forte di un’autonomia che palazzi e poteri non hanno mai corrotto. Dare spazio a tutti, in posizione equanime, specchio di una realtà complessa fatta di tante anime e tanti campanili, lasciando ad altri (eventualmente) partigianerie e sudditanze, di quelle che a noi non sono mai appartenute. Una funzione di stimolo, di critica se necessario, ogni volta che ci è sembrato e ci sembra che poteri e palazzi si allontanino o penalizzino la vita vera, la vostra - la nostra - realtà quotidiana, l'unica che ci abbia mai interessato davvero. Non si è trattato, diciamolo, di una scommessa da poco. Lungo il cammino, oltretutto, i rischi non sono certo mancati. Nuove edizioni aperte anche altrove, dal Lazio alla Toscana, alle prese con rapporti con il territorio da costruire anche lì da zero, ma sempre con la barra ben ferma fra le mani. Una tribuna sempre più estesa per le grandi firme e i semplici lettori. Una politica da raccontare, via via che in trent'anni diventava così “frontista” e divisiva come mai ci saremmo immaginati. Una cronaca da fotografare ma anche commentare. E poi, come se non bastasse, svariati cambi della guardia anche sul fronte dell'editore, nuove compagini societarie, nuovi proprietari, fino alla svolta più recente. Per chiunque altro, mantenere in questo quadro un’identità forte di autonomia e autorevolezza sarebbe stato davvero difficile. Ma il “Corriere dell’Umbria” è abituato esattamente da trent’anni alle missioni impossibili. Continuerà a essere coerente e audace, continuerà a essere la voce di questa piccola grande regione.

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